logo Associazione Culturale Occidens
 

Iscrizione newsletter
 
 
 





logo Il Domenicale

logo Corrispondenza Romana

logo rivista Tempi

logo Meeting Rimini

logo Fondazione Liberal

logo Portale delle Libertà


BIOTESTAMENTO: UN ESERCITO INVISIBILE DI GUERRIERI
Si parla solo del diritto di morire, ma c’è un esercito
di “vegetali” che lotta per il diritto a vivere. Da malati
Libertà è scegliere come morire o lottare per vivere?
La storia del battagliero Bruno e quelle di altri
malati come lui. “Vegetali” capaci di commuovere
anche la più accanita delle platee pro eutanasia

di Fabio Cavallari
(articolo tratto da "Tempi" - Febbraio 2011)
Domenica 16 gennaio presso il Teatro Filodrammatici di Milano si è svolto un happening teatrale disegnato attorno al “Testamento biologico”. L’appuntamento, organizzato dal Dipartimento diritti del Pd, ha visto salire sul palco il senatore Ignazio Marino, Beppino Englaro e molti esponenti dell’establishment milanese del Partito democratico.
Un evento creato con l’intento di portare in scena testimonianze e voci a sostegno dell’esigenza di legiferare sul fine vita.
“Libertà” è stato il termine che con più insistenza è stato ripetuto, sotto forma di rappresentazione artistica, sul palco del teatro.
Libertà di scegliere la “dolce e calda morte”, possibilità di farsi protagonisti della propria dipartita, necessità di esercitare la propria autodeterminazione.
Non è stato facile, per chi, come il sottoscritto, è andato per mesi a incontrare uomini e donne, che pur in condizioni “limite” hanno deciso di lottare quotidianamente per il rispetto del loro diritto di vivere, ritrovarsi immerso in una rappresentazione sorretta da un’idea ma drammaticamente
svincolata dalla realtà. Superare l’ostacolo di quella pretesa astratta, è stato come percorrere un sentiero su un terreno irreale. Due ore di spettacolo, centoventi minuti, dove l’immagine più emblematica è sembrata dispiegarsi nella disperazione di chi vuole sfuggire dal dolore, dalla sofferenza, dalla fatica di vivere in questo mondo.
Va dato atto, al regista dell’evento, di aver voluto con ostinata insistenza, farmi salire sul palco per portare una narrazione differente. Così, dentro una raffigurazione dove il diritto di scegliere “la fine” sembrava l’unica interpretazione possibile, hanno fatto breccia le parole di Daniela, affetta da locked-in syndrome, raccontata nel mio libro Vivi (Lindau), che per sei mesi è stata erroneamente considerata in stato vegetativo, quando invece sentiva, percepiva, ascoltava ogni cosa. «Sono viva, voglio vivere», parole che appartengono alla più naturale volontà umana, ma che in quel contesto sembravano parole aliene dentro un mondo sospeso in un’altra dimensione, quella dei princìpi e delle buone idee.
Ho sentito un applauso vero al termine della mia narrazione anche da parte di
quei militanti piddini che avevano affollato il teatro per rivendicare un diritto negato.
Dopo parole e parole, seppur edulcorate dal verbo “scegliere”, che riconducono al concetto di “morte”, gli uomini hanno bisogno di segnali di speranza, di un viso lieto nella lotta, di persone che combattono per la vita. Tutti gli uomini, di destra o sinistra, credenti o meno. Coloro che si fermano alla soglia non sono le persone reali, ma la casta dei poteri, i professionisti dell’astrazione.
Con le parole di Daniela ho portato sul palco con me tutte le storie che sto cercando di far conoscere. La forza di Massimiliano risvegliatosi dopo dieci anni in cui è stato considerato un “tronco morto”, la fatica e l’ostinazione di Claudio affetto da Sla, di Giulia e Giovanni che non dovevano neppure
nascere, di Egle colpita da una malattia rarissima e di Oscar che, da quindici anni, vive a casa in stato vegetativo curato da un’indomita madre. Uomini e donne, vive nonostante condizioni estremamente invalidanti.
Narrazioni che non possono lasciare indifferenti perché rifuggono dalle facili
conclusioni televisive, dal già sentito e visto. Sono loro gli anticonformisti, coloro che hanno bisogno di essere sostenuti nella lotta per la rivendicazione di un diritto che formalmente è già garantito, ma inapplicato: quello alla cura.
Il diritto di cittadinanza. Assistenza domiciliare, accesso a tutti gli ausili disponibili, abbattimento della burocrazia,sono oggi i veri diritti negati. Mi piace chiamarlo diritto di cittadinanza. Per condurre la lotta, però, è necessario uscire da quel limbo suggestivo ma fittizio in cui una certa cultura dominante vuole cacciarci. In verità, al cospetto del reale l’astrazione soccombe, perde la sua seduzione dialettica. Possiamo discutere per ore, elaborare la miglior sintesi possibile, ma al cospetto della narrazione quotidiana, nulla possono fare tesi e antitesi.
«La stanza di un ammalato è uno dei posti più belli al mondo», così mi aveva
detto Tiziana Lai moglie di un uomo affetto da Sla, che ho raccontato nel mio
libro. Nel mese di dicembre sono andato a trovarlo a Sanluri, un piccolo centro del Medio Campidano in Sardegna.
Bruno Leanza oggi vive a casa, grazie a un ventilatore meccanico e a un sondino che gli permette di alimentarsi.
Muove solo gli occhi, con cui comunica col mondo e naviga in Internet. Attorno a lui, una comunità di uomini e donne semplici, tenaci, fieri della
loro identità.
Ero lì per presentare il mio “lavoro” e mi hanno accolto come un amico arrivato
dal profondo nord per fare festa, gioire assieme a loro, combattere la miglior battaglia possibile, quella per la vita. Noi sappiamo poco. Noi giornalisti, scrittori, preti, politici, confondiamo spesso le nostre idee con il reale.
Attorno al letto di Bruno, ho visto la vita dispiegarsi, lì accanto, assieme a lui,
si è scherzato, mangiato, discusso. La bassa morale, il buonismo, la falsa pietà, sono affari per opinionisti da salotto. Se vogliamo comprendere oltre l’iconografia della sofferenza, dobbiamo impastarci con la realtà. Dentro l’esperienza quotidiana, talvolta amara, c’è la voglia di onorare il senso dell’esistenza. Ognuno con una modalità differente, con la propria storia personale.
A sostenere ogni lotta, l’unico antidoto: il pensiero affettivo. Le famiglie degli
ammalati si ritrovano spesso abbandonate. In molte situazioni viene negato loro anche il minimo diritto di cittadinanza, ossia l’assistenza domiciliare, gli ausili indispensabili per una qualità della vita compatibile con la loro disabilità.
Bruno ha la fortuna di avere attorno a sé una famiglia solida, amici che sotto la sua regia provano ogni settimana i canti della tradizione sarda attorno al suo letto. Il suo sorriso vale mille tavole rotonde e discorsi sulla libertà. «Io sono felicissimo di vivere anche con la Sla», mi dice comunicando attraverso una tabella dove le sue pupille scorrono veloci. «Sono un perfetto sconosciuto perché questa malattia finisce sui giornali solo se si discute di eutanasia e siccome io sono un guerriero della vita, non sono mai salito agli onori delle cronache. La verità è che voler vivere non fa notizia».
Noi sani, sappiamo poco. Anche in buona fede, non riusciamo a comprendere ciò che possiamo solo ipotizzare. È necessario entrare in una stanza di un ammalato. Bruno da più di cinque anni non esce dalla sua stanza, ma segue, attraverso le nuove tecnologie, ogni iniziativa che lo riguardi.
Così anche durante la presentazione del libro, era presente, collegato con una webcam da casa. Una platea partecipe gli ha più volte riconosciuto un applauso vero e sentito. Tra i presenti anche l’ex presidente della Regione Sardegna, Renato Soru. I due si conoscevano da ragazzi, poi si sono persi
di vista. Sollecitato a intervenire, l’autorevole esponente del Pd si è alzato, ha fatto quattro passi in avanti, preso il microfono e donato agli astanti il suo pensiero: «Io non intendo dire nulla, voglio solo ricordare che Bruno da giovane era davvero bravo a giocare a ping pong». Gelo in sala, qualche secondo di silenzio e poi a salvare la situazione è intervenuto il coro polifonico
sardo, guidato proprio da Bruno, che ha saputo riportare un po’ di calore in sala.
Vengono i brividi lungo la schiena a pensare che tra qualche settimana in Parlamento si discuterà proprio di testamento biologico. C’è da sperare che dall’una e dall’altra parte, nessuno con tanta sensibilità sia presente nell’aula di Montecitorio.
Segnala ad un amico
COMMENTA L'ARTICOLO
Nome e cognome
Indirizzo e-mail
Commento
 
     
COMMENTI
- - -
 
 
 
 
pulsante L'Occidente
Noi siamo impegnati a riaffermare il valore della civiltà occidentale come fonte di princìpi universali e irrinunciabili, contrastando, in nome di una comune tradizione storica e culturale, ogni tentativo di costruire un'Europa alternativa o contrapposta agli Stati Uniti.
pulsante l'Europa
Siamo impegnati a rifondare un nuovo europeismo che ritrovi nell'ispirazione dei padri fondatori dell'unità europea la sua vera identità e la forza di parlare al cuore dei suoi cittadini.
pulsante La famiglia
Siamo impegnati ad affermare il valore della famiglia quale società naturale fondata sul matrimonio, da tenere protetta e distinta da qualsiasi altra forma di unione o legame.
pulsante L'integrazione
Siamo impegnati a promuovere l'integrazione degli immigrati in nome della condivisione dei valori e dei princìpi della nostra Costituzione, senza più accettare che il diritto delle comunità prevalga su quello degli individui che le compongono.
pulsante La vita
Siamo impegnati a sostenere il diritto alla vita, dal concepimento alla morte naturale, a considerare il nascituro come "qualcuno", titolare di diritti che devono essere bilanciati con altri, e mai come "qualcosa" facilmente sacrificabile per fini diversi.
pulsante La libertà
Siamo impegnati a diffondere la libertà e la democrazia quali valori universali validi ovunque, tanto in Occidente quanto in Oriente, a Nord come a Sud. Non è al prezzo della schiavitù di molti che possono vivere i privilegi di pochi.
pulsante La religione
Siamo impegnati a riconfermare la distinzione fra Stato e Chiesa, senza cedere al tentativo laicista di relegare la dimensione religiosa solamente nella sfera del privato.

pulsante La sicurezza
Siamo impegnati a fronteggiare ovunque il terrorismo, considerandolo come un crimine contro l'umanità, a privarlo di ogni giustificazione o sostegno, a isolare tutte le organizzazioni che attentano alla vita dei civili, a contrastare ogni predicatore di odio. Siamo impegnati a fornire pieno sostegno ai soldati e alle forze dell'ordine che tutelano la nostra sicurezza, sul fronte interno così come all'estero.



 

OCCIDENS - periodico di cultura, politica, società - Reg. Tribunale di Lucca n° 902 del 26/08/2009 - Direttore Responsabile: Mauro Giovanni Celli

OCCIDENTE
| EUROPA | FAMIGLIA | INTEGRAZIONE | VITA | LIBERTA' | RELIGIONE | SICUREZZA
Associazione | Statuto | Come associarsi | Rassegna stampa | Contatti | Attività | Registrati al sito | Si sono già registrati | Forum | Incontri | Iniziative editoriali | Links | Video

ASSOCIAZIONE CULTURALE OCCIDENS - Cod. Fisc. 92040390467