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MADRI CHE UCCIDONO

di Renato Bertolucci

psicologo psicoterapeuta

Giudice onorario Tribunale per i Minorenni di Firenze

Il telegiornale ha descritto come lucida follia l’ultimo omicidio di un bambino ad opera della madre. Le parole non riescono a rappresentare la portata emotiva di tale evento.
L’infanticidio è un delitto che suscita enorme emozione nell’opinione pubblica. La morte di un bambino è una notizia che di per sé ha una vasta portata emotiva, se poi questo delitto è opera di un genitore, della madre o del padre la portata emotiva risulta amplificata.
Gli ultimi fatti di cronaca riportano che questi delitti avvengono in ambito familiare, luogo deputato alla cura e alla protezione del minore, per questo il delitto appare maggiormente efferato
Le notizie che vengono riportate danno l’impressione che questi reati siano più frequenti, oppure hanno una risonanza sociale maggiore.
In letteratura ,da millenni,si hanno notizie di delitti sui minori come modalità di controllo demografico, agito attraverso forme violente o mediante la pratica dell’esposizione del neonato.
La modalità dell’esposizione prevedeva l’abbandono del neonato per provocarne la morte o favorire il suo ritrovamento da parte di coppie che non potevano avere figli.
Sicuramente la maggiore attenzione dei mass media favorisce la conoscenza del fenomeno, quando questo è notizia di cronaca, è probabile che alcuni di questi delitti non sia mai diventato notizia di reato, perché non riconosciuti come tale.
I motivi che stanno alla base di comportamenti cosi efferati da provocare la morte del bambino per opera di un genitore, in particolare della madre, possono essere molteplici .
In questi casi gli esperti, la società e la giurisprudenza tendono a considerare il reato, frutto di un gesto sconsiderato, commesso da una madre o un padre che ha perso la capacità di intendere e di volere ,in quel determinato momento. Gli esperti che intervengono nel ruolo di periti applicano a posteriori conoscenze scientifiche cercando di analizzare i comportamenti del gesto delittuoso sulla base della loro esperienza studiandone le modalità e non sempre giungono a medesime conclusioni.
Madri o padri che uccidono…., bisogna ipotizzare di avere una crisi di pazzia per pensare di compiere un delitto cosi efferato. A volte una storia di violenza subita, una cultura di maltrattamenti in carenza affettiva, scarsi o pochi contatti sociali, un contesto di degrado culturale e sociale , che si intersecano con un evento scatenante, possono condurre a scelte che con un altro passato non avremmo mai preso in considerazione.
Una depressione strisciante e non trattata, una serie di incomprensioni affettive col marito o con la moglie, la solitudine e un confronto non obbiettivo con i propri pensieri, il passato, un passato scomodo che ritorna o che non ci ha mai abbandonato, possono costituire elementi che forse… poi.. determinano gesti , risposte agite in quel momento, senza pensare alle conseguenze dirette sull’ALTRO ( bambino) , su noi stessi, e sui membri della famiglia e sulla società.
Non sempre la malattia mentale può essere esaustiva nello spiegare il delitto del figlio, a volte un’attenta analisi delle cause sottostanti può fornire un movente diverso e credibile, anche se …sconvolgente.
Una cultura di valori, una educazione al rispetto, un contesto di legalità affermata e vissuta, l’amore per l’ALTRO e per noi stessi, una vicinanza affettiva e sensibile, un livello di dialogo e di attenzioni che permettano una maggiore lettura di segnali, di eventi che le persone a noi vicine potrebbero/dovrebbero attivare, sicuramente, ….forse….. potrebbero far diminuire il reato di infanticidio.
Non credo di essere un idealista, ma solo una persona che crede e che ha fiducia nel genere umano.
I criteri di valutazione dell’idoneità al ruolo e al compito di genitore non sono certi e stabili, non possono rientrare in determinati valori numerici, come per esempio i singoli parametri dell’esame ematico.
Le singole valutazioni variano molto da soggetto a soggetto e le gradualità del singolo stile di vità sono titolarità del singolo. Non risulta facile rilevare preventivamente futuri comportamenti che determineranno il reato.
Sicuramente esiste una soglia di tollerabilità, abbinata ad una fragile struttura di personalità, che in presenza di uno stimoli o più stimoli, oltre i quali, alcune tipologie di soggetti, possono attivare condotte delittuose, arrivando anche ad uccidere il loro figlio.
Sono genitori che prima perdono la ragione e contemporaneamente uccidono o sono genitori che esaperati attivano comportamenti delittuosi. In questo caso, l’esasperazione o la volontà di ESPORRE il problema figlio è da considerarsi incapacità di intendere o reazione volontaria? Solo l’analisi a posteriori dell’evento e dei protagonisti dell’evento può TENTARE di dare spiegazioni.
Non so se il genitore che uccide il proprio figlio sceglie consapevolmente di farlo, normalmente l’opinione pubblica risulta maggiormente rassicurata se si dimostra che la persona è impazzita, ma forse….. non è sempre cosi.
 
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