logo Associazione Culturale Occidens
 

Iscrizione newsletter
 
 
 





logo Il Domenicale

logo Corrispondenza Romana

logo rivista Tempi

logo Meeting Rimini

logo Fondazione Liberal

logo Portale delle Libertà


QUANTE VOLTE ABBIAMO VISSUTO UN MOMENTO DA SCHETTINO?
di Giorgio Mulè
(articolo tratto da "Panorama" - Gennaio 2012)
La tragedia della Costa Concordia ha l’obbligo della riflessione. Potrà sembrare strano, addirittura insensato, ma penso che ci costringa a guardare dentro di noi. Davanti al disonore, alla codardia per alcuni, di cui si è macchiato il comandante della nave abbiamo provato i sentimenti più diversi: rabbia, vergogna, pena, anche solidarietà (intesa come cristiana comprensione) verso una persona che ha perso completamente il controllo di sé. La drammatica conversazione tra lui e la capitaneria di porto, che gli intima senza successo di risalire a bordo della nave per aiutare i naufraghi, ci presenta Francesco Schettino come un pugile suonato incapace di governare la situazione. La pietosa contabilità del disastro continuerà a dovere essere aggiornata, le polemiche sui soccorsi non si fermeranno. Continueremo a stramaledire Schettino mentre la nostra coscienza cercherà rifugio nei soccorritori e negli eroi della Concordia, loro sì capaci di restituirci fiducia. Prima o poi dovremo però fare uno sforzo, sfidare noi stessi e avere il coraggio di chiederci se mai nella nostra vita abbiamo avuto un momento da Schettino. Un momento in cui per una smargiassata (come lo è stato deviare incoscientemente la rotta della nave per fare «l’inchino» all’Isola del Giglio), cioè per un’irrefrenabile voglia di sorprendere (o sorprenderci), non abbiamo corso il pericolo di provocare danni non calcolati, addirittura irreversibili.

Ovvio: il ruolo di Schettino imponeva, al pari del capitano di un aereo o del macchinista di un treno, uno standard di responsabilità maggiore nel momento in cui da una sua decisione dipendeva la vita di migliaia di persone. Ma quante volte abbiamo rischiato di mettere in pericolo la nostra vita o quella, appunto, di inconsapevoli altre persone per una stupidaggine? La gamma di esempi è infinita. Pensate a quello che succede sulle strade: si va da un sorpasso azzardato perché si è in ritardo a un appuntamento fino all’improvvida risposta a una chiamata sul cellulare o peggio ancora all’invio di un sms. In questi frangenti ci diciamo sempre: non si potrebbe fare e so che è pericoloso farlo, ma sono in grado di controllare la situazione e non succederà nulla. È la stessa dinamica mentale che rifiuta l’ipotesi del pericolo imminente, quando invece è reale e prossimo.

Le responsabilità di Schettino sono, ripeto e sottolineo, enormi e in nessun modo giustificabili. L’audio della telefonata tra il comandante e l’ufficiale della Capitaneria di porto di Livorno, con l’intimazione inascoltata a compiere il proprio dovere mentre centinaia di persone sono ancora intrappolate sulla Concordia, fa accapponare la pelle. Ma il capro espiatorio non serve. Lapidare Schettino non riporterà a galla la nave né ci restituirà in vita le vittime. Guardare dentro di noi e chiederci se davvero mai nella vita abbiamo avuto un momento da Schettino potrà invece rendere migliori noi e, forse, la società nella quale ci troviamo a vivere.
Segnala ad un amico
COMMENTA L'ARTICOLO
Nome e cognome
Indirizzo e-mail
Commento
 
     
COMMENTI
BETTINO ARRU • 13-2-2012
Condivido pienamente la riflessione dell'Autore. Aggiungerei che molto spesso i più severi censori dell'altrui agire sono coloro che non usano guardarsi dentro e non sanno o non vogliono giudicare le proprie azioni. Costoro per un certo verso fanno anche pena ma penso che possano essere assai pericolosi quando, come purtroppo accade di frequente, lanciano i loro strali accusatori e invocano condanne esemplari senza appello dalle comode poltrone dei salotti TV o dalle pagine dei giornali. Credo purtroppo che nel mondo della comunicazione si trovino poche persone che praticano il perdono e troppe che si autoassolvono con estrema facilità. Un caro saluto e un incoraggiamento ai responsabili dell'Associazione Occidens.
FRANCO MASINI • 07-5-2012
Si guardiamoci pure dentro di noi ma di Schettino e del suo menefreghismo spero proprio non se ne parli mai più. Che venga ricordato negli ITN (Istituto Tecnico Nauticoi)come esempio negativo da non imitare! Come lo é stato per l'Andrea Doria e la sua dannata fretta di atterrare a New Yorck e così sarà stato per il Titanic. Anche lì, da parte dei rispettivi Comandanti, sebbene fossero persone di ben altra levatura che non quella di Schettino, vi furono dei comportamenti anomali. Dettati soprattutto dal timore di dover deludere l'Armatore. L'eterno timore del padrone del vapore che nessun Comandante se la sente di contrariare pena la rinuncia alla carriera. Qui non credo sia stato l'armatore! No, non lo credo proprio. Sicuramente Schettino a voluto di sua iniziativa fare il bravaccio, imitare il "Maestro" altro capolavoro di sicurezza in mare, facendo l'inchino proprio a ridosso dello scoglio della Scola. Ricordate come liquidò la notizia che i passeggeri si stavano imbarcando sulle lance da soli? "Va Buò" disse e questo é tutto. Non un attimo di disperazione, senso di colpa, non un momento di dispiacere per aver causato un tale disastro e tanti dispersi e morti. Un altro, al posto suo, avrebbe tremato al pensiero di doverne pagare le conseguenze. Lui no! Avere sbagliato e farla franca, come sicuramente deve esergli capitato infinite volte, é stato un tutt'uno. Di pagarne le conseguenze? Ma solo il menefreghismo di chi sa che poi tutto si aggiusta, che lui, l'uomo, se la caverà sempre é il punto della sua forza. Per lui non ci sono pene che tengano. La sua mamma deve sempre averlo perdonato creando così quel bell'esempio di egoismo guascone. I passeggeri? Entità astratte buone solo a trascorrere qualche allegra serata ma poi per il resto solo una grande seccatura. La loro vita, la loro sicurezza, specie quest'ultima, é fuori dalla portata della sua limitata immaginazione. Forte del fatto che nonostante tutto e in pochi anni habbia raggiunto il grado di comandante, senza però specificare per quale tipo di nave (quella da lui comandata é la classica nave da turismo di massa a basso costo con esclusione dei più elementari canoni della siccurezza umana in mare), Lui se frega dei passeggeri. Non li vede come persone , come esseri umani, ma solo come possibile complemento alla sua carriera. Una seccatura, senza voler minimamente ammettere che é proprio grazie a loro che percepisce il suo più che ottimo stipendio.
 
pulsante L'Occidente
Noi siamo impegnati a riaffermare il valore della civiltà occidentale come fonte di princìpi universali e irrinunciabili, contrastando, in nome di una comune tradizione storica e culturale, ogni tentativo di costruire un'Europa alternativa o contrapposta agli Stati Uniti.
pulsante l'Europa
Siamo impegnati a rifondare un nuovo europeismo che ritrovi nell'ispirazione dei padri fondatori dell'unità europea la sua vera identità e la forza di parlare al cuore dei suoi cittadini.
pulsante La famiglia
Siamo impegnati ad affermare il valore della famiglia quale società naturale fondata sul matrimonio, da tenere protetta e distinta da qualsiasi altra forma di unione o legame.
pulsante L'integrazione
Siamo impegnati a promuovere l'integrazione degli immigrati in nome della condivisione dei valori e dei princìpi della nostra Costituzione, senza più accettare che il diritto delle comunità prevalga su quello degli individui che le compongono.
pulsante La vita
Siamo impegnati a sostenere il diritto alla vita, dal concepimento alla morte naturale, a considerare il nascituro come "qualcuno", titolare di diritti che devono essere bilanciati con altri, e mai come "qualcosa" facilmente sacrificabile per fini diversi.
pulsante La libertà
Siamo impegnati a diffondere la libertà e la democrazia quali valori universali validi ovunque, tanto in Occidente quanto in Oriente, a Nord come a Sud. Non è al prezzo della schiavitù di molti che possono vivere i privilegi di pochi.
pulsante La religione
Siamo impegnati a riconfermare la distinzione fra Stato e Chiesa, senza cedere al tentativo laicista di relegare la dimensione religiosa solamente nella sfera del privato.

pulsante La sicurezza
Siamo impegnati a fronteggiare ovunque il terrorismo, considerandolo come un crimine contro l'umanità, a privarlo di ogni giustificazione o sostegno, a isolare tutte le organizzazioni che attentano alla vita dei civili, a contrastare ogni predicatore di odio. Siamo impegnati a fornire pieno sostegno ai soldati e alle forze dell'ordine che tutelano la nostra sicurezza, sul fronte interno così come all'estero.



 

OCCIDENS - periodico di cultura, politica, società - Reg. Tribunale di Lucca n° 902 del 26/08/2009 - Direttore Responsabile: Mauro Giovanni Celli

OCCIDENTE
| EUROPA | FAMIGLIA | INTEGRAZIONE | VITA | LIBERTA' | RELIGIONE | SICUREZZA
Associazione | Statuto | Come associarsi | Rassegna stampa | Contatti | Attività | Registrati al sito | Si sono già registrati | Forum | Incontri | Iniziative editoriali | Links | Video

ASSOCIAZIONE CULTURALE OCCIDENS - Cod. Fisc. 92040390467