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MAGDI CRISTIANO ALLAM CONTRARIO ALLA GRANDE MOSCHEA A MILANO: RICHIAMA IL RADICALISMO ISLAMICO
di Magdi Cristiano Allam
(articolo tratto da "Corriere della Sera" - Maggio 2011)
A chi interessa una mega-moschea a Milano? Giuliano Pisapia, nel solco di una tradizione ideologica che coltiva il relativismo valoriale e il multiculturalismo sociale, la concepisce come il fiore all’occhiello di una Milano che nella prospettiva dell’Expo 2015 dovrebbe rinascere con una identità a tal punto pluralista da mettere sullo stesso piano tutte le religioni, i valori e le culture. Dove la nuova civiltà si ridurrebbe ad essere la sommatoria quantitativa delle istanze di tutti coloro che s’insediano a Milano, piantano la loro tenda e dettano le loro condizioni.
Innanzitutto è necessario che Pisapia sappia che la mega-moschea non interessa alla stragrande maggioranza dei musulmani che amano a tal punto Milano da risultare circa la metà del totale degli immigrati regolari, attorno ai 100.000 su un totale di 217.284. Se consideriamo che coloro che frequentano le 8 moschee già esistenti nella preghiera del venerdì a mezzogiorno, che registra la maggiore partecipazione settimanale, oscilla attorno ai 3 – 4 mila fedeli, e che nelle due principali festività islamiche annuali si arriva a 7 – 8 mila fedeli, se ne deduce che il cosiddetto “popolo delle moschee” rappresenta tra il 4 e l’8 per cento dei musulmani. Significa che oltre il 90% non è in alcun modo interessato alle moschee, grandi o piccole che siano. Ecco perché nella sua foga ideologica Pisapia si rivela più islamico degli islamici.
In secondo luogo è bene che Pisapia sappia che la mega-moschea metterebbe a repentaglio la sicurezza dei milanesi. Proprio Milano è diventata la roccaforte del radicalismo islamico, dove in particolare la moschea di viale Jenner è la più inquisita e collusa con il terrorismo islamico in Italia al punto che il suo imam, Abu Imad, sta attualmente scontando in carcere una condanna definitiva a 3 anni e 8 mesi.
Giustamente il sindaco Letizia Moratti, nel privilegiare la presenza di piccoli luoghi di culto islamici, evidenzia che una grande moschea a Milano non è concepibile in assenza sia di un interlocutore istituzionale, così come lo sono stati i governi del Marocco, dell’Arabia Saudita e dell’Egitto nella costruzione della grande moschea di Roma, sia di un interlocutore credibile in seno ai movimenti islamici. Al riguardo dico a Pisapia che anche se, a dispetto di tutto e di tutti, dovesse procedere con la costruzione della mega-moschea a Milano, non saprebbe a chi affidarla. I gruppi si scannerebbero tra loro per monopolizzarne il possesso scambiandosi condanne di infedeltà e di apostasia.
Concludo con un consiglio a Pisapia. Se proprio ha a cuore la sorte dei più deboli, si occupi dei cristiani che sono i più perseguitati al mondo. Cominci dai cristiani originari dei paesi islamici che anche a Milano subiscono violenze e non dispongono di adeguati luoghi di culto. Anziché rischiare il suicidio in questa vita terrena rincorrendo la costruzione della mega-moschea, Pisapia acquisisca meriti per la vita eterna, anche se non ci crede, garantendo le chiese per i cristiani ortodossi ed evangelici a Milano.
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COMMENTI
31-7-2011 • ADRIANO FERRO
Anch'io vorrei dare un consiglio al sindaco Pisapia. Sono convinto che egli non sappia quasi niente dell'Islam, se non quel poco che ha studiato in anni lontani sui libri di scuola, magari svogliatamente, appassionato com'era di marxismo, leninismo e maoismo. Ma il mio consiglio non è di leggere il Corano o di studiare seriamente l'islamismo. Al contrario, lo inviterei a rimanere nella sua ignoranza, per non correre il rischio di avere dei dubbi, o peggio essere colto da scrupoli ideologici e morali, che gli potrebbero procurare turbamenti notturni e alienare le simpatie di una parte consistente dei suoi elettori, quelli per cui vale lo slogan inconfessato e inconfessabile "Più musulmani, meno cristiani!". Non metta in pericolo, sig. Sindaco, la sua carriera politica. Per lei vale più di tutto.
10-8-2011 • FRANCESCO BARDELLI
Mettere sullo stesso piano tutte le religioni, i valori e le culture non significa altro che non avere alcuna religione, alcun valore ed alcuna cultura. Il relativismo, figlio del processo di secolarizzazione in atto da secoli in Europa, è da tempo sotto lo sguardo attento della Chiesa e di Benedetto XVI in particolare, che, fin dall'inizio del suo Pontificato, lo ha subito indicato come il maggior pericolo per il mondo cattolico. Sotto le false vesti di un egualitarismo e di un buonismo di facciata, si celano in realtà il nichilismo e l'ateismo. Essere tolleranti verso le altre religioni non significa disconoscere la propria. Pisapia e i suoi compagni dopo aver parlato di tolleranza, rispetto ed accoglienza (concetti che vanno bene sempre, ad ogni uso e consumo) dovrebbero dire anche in cosa consistono i loro valori, i loro ideali e le loro credenze. Perchè altrimenti resta solo il relativismo del politicamente corretto. Ma, ascoltando i discorsi del neosindaco di Milano, questi ultimi concetti mi sono sfuggiti. Suggerirei a Pisapia e (red) company la lettura di Oriana Fallaci e del suo ottimo libro "La forza della ragione", per avere un'idea più chiara sull'argomento e per scrostarsi di dosso tutto quel "politicamente corretto" che li ricopre. E fuori dal quale, mi sembra, non riescano a dire altro.
 
 
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