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LA QUESTIONE NUCLEARE VISTA DA TOKYO
di Giuseppe Scintilla
(articolo tratto da "Italiamagazineonline.it" - Marzo 2011)
La catastrofe giapponese che ha provocato devastazione e migliaia di morti rischia di compromettere significativamente il dibattito sul nucleare in Italia. I gravi danni che il terremoto di magnitudo 8.9 della scala Richter ha inferto alla centrale nucleare di Fukushima, infatti, stanno tenendo il paese nipponico e il mondo intero con il fiato sospeso. L’elevata radioattività sprigionata dalla centrale danneggiata sta provocando fughe di massa e angoscia tra la popolazione che è stata costretta a lasciare la propria casa per evitare la contaminazione.
L’insieme di queste notizie allarmanti – e il continuo altalenarsi tra inviti alla prudenza e terrorismo psicologico – ha contemporaneamente provocato uno “tsunami emozionale” che si è abbattuto pesantemente soprattutto in Italia. Qui, negli ultimi tempi, si è ripreso a discutere di energia nucleare, tanto da prevedere, nei prossimi anni, la realizzazione di centrali atomiche sulla penisola. I contrari al nucleare non si sono fatti sfuggire l’occasione di dimostrare l’alto rischio legato alla presenza delle centrali nucleari. Se la propaganda anti-nuclearista sarà andata a buon fine lo si verificherà il 12 Giugno quando gli italiani saranno chiamati ad esprimersi attraverso un referendum. Intanto il dibattito politico, sociale e culturale su tema, già complesso e scottante qualche mese fa, è diventato incandescente. L’opinione pubblica, entità tanto astratta quanto decisiva, da quale parte sarà orientata? Quanto una minaccia così spaventosa come quella di Fukushima sarà decisiva alle urne? Per comprendere meglio la questione e trarre significativi spunti di riflessione, si possono consultare i sondaggi nipponici di qualche decennio fa: cosa pensavano i giapponesi del nucleare?
Intorno ai primi anni novanta, l’opinione pubblica giapponese svolse un ruolo importante nel contesto politico nazionale; i governanti, soprattutto a livello locale, tenevano in forte considerazione i dubbi che i cittadini esprimevano riguardo la costruzione delle centrali; nello stesso tempo, però, ritenevano irrinunciabile ricorrere al nucleare, data la scarsa quantità di risorse energetica dell’isola asiatica (ancora nel 2000 l’energia prodotta dal nucleare, in Giappone, rappresenta più del 30% di quella totale). Ad essere precisi i sondaggi effettuati dai quotidiani Asahi Shimbun, Yomiuri Shimbun, Mainichi e Jiji Press, tra il 1980 e il 1990, evidenziavano che la maggior parte dei giapponesi sosteneva la necessità del nucleare a patto di avere sufficienti garanzie sulla sicurezza degli impianti. La questione, dunque, diventava di pertinenza della politica che doveva organizzare una efficace strategia comunicativa per convincere i cittadini della sicurezza del nucleare. Il 1999 fu l’anno dell’incidente all’impianto di Tokaimura; gli effetti dell’incidente si riverberarono sulla fiducia nei governatori che crollò nettamente, mentre crebbe di poco il timore del nucleare.
Le percentuali raccolte dai quotidiani nipponici tracciavano un crescente rifiuto al nucleare che però non fu mai schiacciante, tanto da fermare i piani governativi (in realtà, solo le zone immediatamente vicine alle centrali facevano registrare percentuali di rifiuto superiori al 60%). La sfiducia dei giapponesi è quindi riferibile soprattutto ai governanti, alla loro mancanza di competenze e alle loro promesse non mantenute, come nel caso di Tokaimura. La lettura di questi rilevamenti porta alla conclusione, non così scontata, che l’avvio e il mantenimento di una politica nucleare dipende da come le forze politiche potranno affievolire le preoccupazioni popolari sulla sicurezza  e sviluppare giustificazioni plausibili per ogni evenienza nefasta. Le fredde valutazioni tecniche o economiche non aiutano: i cittadini vogliono, primariamente, in Giappone come in Italia, sentirsi al sicuro. Una buona strategia comunicativa, che coinvolga la società civile, facendola sentire parte importante del processo, potrà essere fondamentale.
Nessuno degli esponenti politici anti o pro-nucleare ha preso in considerazione questi dati. Un vero peccato, poiché offrono un quadro chiaro della situazione socio-politica giapponese quando ci si accingeva ad investire con decisione nel nucleare. Situazione molto simile a quella italiana attuale. In più, dimostrano il vero obiettivo di campagne di informazione come quella del Forum nucleare italiano: modellare un’opinione pubblica, più o meno consapevole, favorevole al nucleare per mezzo di strategie comunicative discutibili e, spesso, orientate in modo univoco.
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