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Gran Bretagna
SE UNA SETTA FA TREMARE L’OCCIDENTE

di Pierluigi Barrotta
Il termine “Deobandi” dice poco o nulla al grande pubblico. Eppure forse diventerà famoso in tutta Europa. In Gran Brteagna lo è già. Si tratta di una setta islamica estremista nata nel 1865 in India. Lentamente, dal dopoguerra in poi, ha conquistato il predominio delle comunità musulmane britanniche con un’attiva azione di proselitismo. La setta si contraddistingue per il suo odio verso tutto ciò che è occidentale. I musulmani che si dicono orgogliosi di essere britannici sono derisi ed intimiditi. Non solo la televisione o la musica, ma persino il football e il gioco degli scacchi sono considerati segni di corruzione occidentale. Secondo un’indagine del Times, questa setta controlla più di seicento moschee britanniche e 17 delle 26 scuole islamiche.
E’ un dato preoccupante. Ma preoccupa ancora di più sapere chi sta per diventare il leader spirituale di Deobandi. Si tratta di Riyadh ul Haq, che esplicitamente sostiene la jihad armata. In un sermone, ul Haq ha detto che i musulmani dovrebbero considerare un onore spargere il loro sangue, anche se poi ha ipocritamente aggiunto che è opportuno che ciò avvenga all’estero. Il suo obiettivo non è modesto: convertire all’Islam tutto l’Occidente.
Sono questi i frutti di una politica sbagliata, che solo ora il governo britannico sta correggendo. Non si tratta solo di migliorare la prevenzione con una più efficiente opera di polizia. Certamente anche questo deve essere fatto: basti pensare che nessuno sino ad ora ha pensato di monitorare i sermoni dei religiosi aderenti alla setta oppure di controllare i loro siti internet. Tuttavia, il problema è più generale. In passato, si è arrivati addirittura a finanziare i seminari Deobandi con soldi pubblici. Decisioni di questo tipo non sono dovute a pazzia, ma ad un retroterra culturale inadeguato. In Italia, dovremmo seguire i britannici e cambiare mentalità. Purtroppo, siamo ancora lontani dal riuscirci. E’ ad esempio incredibile che durante l’estate sia stata fatta girare una petizione in cui alcuni intellettuali italiani denunciano le analisi di Magdi Allam. Le critiche sono sempre benvenute, ma non è chiaro perché scegliere la forma di una petizione, che sa tanto di scomunica verso una persona che in fondo dice una cosa assai semplice: la tolleranza diventa un valore destinato a soccombere se viene applicata anche agli intolleranti.
 
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