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PECHINO ORDINA VESCOVO SENZA CONSENSO DEL PAPA E ACCUSA: "VATICANO INTOLLERANTE"

P. Guo Jincao diventa monsignore nonostante il veto del Vaticano. Vescovi in comunione con Roma costretti da Pechino a consacrare. La Santa Sede risponde: «L'ordinazione episcopale rappresenta una dolorosa ferita e una grave violazione della disciplina cattolica». La risposta cinese: Il Vaticano è intollerante, da noi piena libertà religiosa
di Leone Grotti
(articolo tratto da "Tempi.it" - 26 Novembre 2010)
«Il Vaticano è intollerante nei confronti dell'Associazione dei cattolici patriottici cinesi, che segue la tradizione decennale di indipendenza e autogoverno della Chiesa cinese». Questa la risposta del portavoce del ministro degli Esteri Hong Lei al durissimo comunicato pubblicato dalla sala stampa vaticana, dove la Santa Sede condanna l'ordinazione illecita di p. Guo Jincai, nominato vescovo di Chengde (Hebei) lo scorso 20 novembre senza il consenso del Papa.
Pechino accusa il Vaticano di "intolleranza" e continua nella sua opera di oppressione e violazione della libertà religiosa. Lui Bainain, vicepresidente dell'Associazione Patriottica, che riconosce come autorità ultima il governo cinese e non il Papa, ha ignorato il veto della Chiesa espresso nei giorni precedenti all'ordinazione e ha obbligato otto sacerdoti legittimi, cioè in comunione con il Papa, a partecipare all'ordinazione.
Questo il motivo per cui il Vaticano, nel comunicato, esprime seri dubbi sulla validità sacramentale dell'ordinazione di p. Jincai: «La suddetta ordinazione episcopale è stata conferita senza il mandato apostolico e, perciò, rappresenta una dolorosa ferita alla comunione ecclesiale e una grave violazione della disciplina cattolica» recita il comunicato della Santa Sede. «È noto che, negli ultimi giorni, diversi Vescovi sono stati sottoposti a pressioni e a restrizioni della propria libertà di movimento, allo scopo di forzarli a partecipare e a conferire l’ordinazione episcopale. Tali costrizioni, compiute da Autorità governative e di sicurezza cinesi, costituiscono una grave violazione della libertà di religione e di coscienza».
Questi fatti, continua il comunicato, si ripercuotono «dolorosamente, in primo luogo, sul Rev.do Giuseppe Guo Jincai che, in forza di tale ordinazione episcopale, si trova in una gravissima condizione canonica di fronte alla Chiesa in Cina e alla Chiesa universale, esponendosi anche alle pesanti sanzioni previste, in particolare, dal canone 1382 del Codice di Diritto Canonico [cioè la scomunica, ndr]. La Santa Sede constata con rammarico che le Autorità lasciano alla dirigenza dell’Associazione Patriottica Cattolica Cinese, sotto l’influenza del Sig. Liu Bainian, assumere atteggiamenti che danneggiano gravemente la Chiesa cattolica e ostacolano [il] dialogo».
Secondo Bernardo Cervellera, direttore di AsiaNews, «la nota vaticana, chiara e netta, è anzitutto coraggiosa. Questo è un periodo in cui presidenti del mondo intero, premier, imprenditori, ministri fanno a gara per piacere alla Cina, facendosi aedi, adulatori e servi per ricevere compensi e investimenti. Che vi sia qualcuno che - con la schiena diritta - dica la verità al gigante cinese, esigendo il rispetto della libertà religiosa, è davvero un miracolo da applaudire. [...] Il comunicato vaticano - forse per la prima volta - cita il nome del “regista” dell’ordinazione illecita: il laico Liu Bainian, soprannominato “il papa” di Pechino. [...] Va sottolineato che la nota vaticana esprime dei seri dubbi sulla “validità” dell’ordinazione avvenuta. Questa affermazione è un sollievo per i fedeli di Chengde e della Cina, che avevano già deciso di non partecipare all’ordinazione, e ora saranno ben felici di non prendere parte alle attività del futuro vescovo patriottico perché non in comunione col papa».
La Cina, intanto, davanti alla pubblicazione dell'annuale rapporto sulla libertà religiosa redatto dagli Stati Uniti e fortemente critico nei confronti del governo cinese, accusa gli americani e, per mezzo di Hong Lei, come riportato da Xinhua, afferma che «i cinesi di tutti i gruppi etnici godono della piena libertà di praticare il proprio credo religioso, in accordo con la legge». Proprio come gli otto sacerdoti in comunione con Roma, che sono stati costretti dal governo a partecipare all'ordinazione di un vescovo illegittimo.
 
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