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UN MATTINO D’INIZIO ESTATE
DAVANTI AI QUADRI DI MIO FIGLIO
di Fabrizio Dafano
Non tragga in inganno il titolo, dalle suggestioni a metà tra Shakespeare e Battisti.
Le considerazioni espresse nelle righe che seguono non hanno il gusto della commedia o della ballata né, tantomeno, della tragedia; anche se – a guardar bene – qualcosa di tragico trapela.
La scena si svolge, in un radioso mattino di giugno, nell’ampio cortile d’un liceo romano: il Mamiani, storico istituto classico, già teatro di fermenti sessantottini.
Mio figlio non è un pittore. I quadri sono quelli degli scrutini delle classi, esposti in palestra.
Mi sembra di tornare indietro nel tempo. L’atmosfera è quella di sempre, di quando in quei quadri figurava il mio nome e, nell’aprirmi la strada tra la piccola folla di ragazzi e genitori, provo la stessa indefinibile ansia di allora. Oggi, il cognome è lo stesso, ma il nome è di mio figlio, fortunatamente ammesso in I liceo.
Sembra non essere trascorso neppure un giorno! Ma è solo una fuggevole sensazione.
Molte cose, in realtà, sono cambiate, alcune in modo radicale.
La circostanza che più mi colpisce – e che mi ha indotto a scrivere queste brevi riflessioni – è la constatazione di quanto descritto nella prima colonna delle tabelle affisse ai muri della palestra. La colonna in questione, subito dopo i nominativi degli studenti, reca la voce “Religione”. Nella classe di mio figlio i ragazzi che hanno frequentato l’ora settimanale di religione sono 2 su 19.
Dirigo, allora, la mia ricerca anche sulle altre classi. L’esito è certo ed evidente, quanto sconfortante per un credente: indipendentemente dal grado scolastico, dal IV ginnasio al III liceo, la frequentazione dell’ora di religione risulta essere non superiore al 10%.
C’è da chiedersi come mai tanta astensione. Le ragioni sono molteplici e complesse.
Ne descrivo solo alcune, ovviamente secondo il mio giudizio. Le famiglie sono sempre più distanti da un approccio confessionale all’esistenza, privilegiando – per dirla con Pasolini - altre “religioni del nostro tempo”, orientate all’esteriorità ed all’estetica, piuttosto che all’interiorità e all’etica. La religione cattolica e tutto ciò che la Chiesa rappresenta, costituisce, per i più, motivo di dileggio e di rancore, peraltro del tutto immotivato ma sempre più diffuso e condiviso. Ciò è rafforzato, inoltre, dall’affermarsi, nell’immaginario collettivo, di una serie di tanto superficiali quanto sconcertanti paradigmi a sostegno di una sorta di “controreligione”; provo ad interpretarne alcuni: debole è colui che crede e forte colui che non crede; il Papa non deve intervenire nei fatti della vita civile; la religione cattolica trasforma i valori in dogmi per rendere schiavi gli uomini ed esercitare su di loro il suo potere; ognuno è libero di decidere del proprio destino, senza alcun condizionamento di natura spirituale.
Insomma, la religione è caduta in disgrazia, vittima dell’indifferenza, dell’egocentrismo, del relativismo.
In tutto ciò, c’è da chiedersi cosa faccia mai durante l’ora di religione la moltitudine di studenti che non intende frequentarla: si ammassa in cortile, avvolta in una enorme, densa, tristissima nube di fumo.
Ai miei tempi, l’ora di religione non era né facoltativa né obbligatoria: faceva parte delle materie previste, semplicemente, naturalmente. A nessuno veniva in mente di non frequentare, tranne a coloro (più unici che rari) che professassero altre religioni. Nessuno di noi ha subito dei traumi o delle distorsioni di carattere educativo da quell’esperienza. Il crocefisso era appeso in ogni classe e non offendeva la sensibilità di alcuno. Anzi, era una presenza familiare.
Ricordo il volto buono di Don Lupi, un sacerdote dedicato agli altri, come ce ne sono ancora tanti, raccontare a tutti noi delle sue esperienze missionarie in America Centrale. Stavamo tutti ad ascoltare. Racconti di vita. Racconti di amore. Alla fine dell’ora recitavamo anche un pater noster. E nessuno si vergognava.
Dalla finestra della nostra classe si vedeva la cupola di San Pietro e a mezzogiorno si sentiva il cannone del Gianicolo sparare l’ora.
Ma tutto questo oggi è cambiato.

Roma, 23 giugno 2009
 
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COMMENTI

14-7-2009 • ANGELA MARIA SCOTTO ROSATO
L’uomo ha bisogno di Dio: la natura umana, limitata e consapevole dei suoi limiti, fragile di fronte al male, acquista, attraverso la religiosità, quella dimensione eterna e quella forza morale che difficilmente l’uomo potrebbe raggiungere da solo. Fra dubbi e travagli, oppressi da cure e interessi terrestri e materiali, i quattordicenni, i sedicenni…che si pongono forse per la prima volta , in modo diretto, il “dilemma esistenziale”, perché a scuola rifiutano l’ora di religione?
Condizionamenti sociali, ribellione giovanile contro istituzioni considerate repressive, critica dell’autorità all’interno della famiglia e della scuola, oltre ai profondi mutamenti della psicologia individuale e di massa dei giovani del terzo millennio, danno luogo spesso ad una squallida “solitudine” interiore e non ad una crescita umana.
Gruppi interi di preadolescenti prolungano l’infanzia con l’incapacità di opporsi ai desideri, alla voracità insaziabile di stimoli e giochi che non arricchiscono affatto, come nel bambino,la loro vita affettiva e l’intelligenza, ma la mortificano. Infatti tra una sigaretta e l’altra, tra una “canna” e l’altra, tra una bibita e l’altra, vagando annoiati per corridoi o ammassati sulle scale o nei cortili dell’edificio scolastico, vanno alla deriva e talvolta purtroppo si avviano all’autodistruzione.
L’ora di religione dovrebbe essere presentata dalla scuola stessa come un’ora in cui si fa “cultura”, in cui si discute, si riflette, si approfondiscono temi che nelle discipline umanistiche, per carenza di tempo, non sempre possono essere oggetto di dibattiti e di confronto, così da sollecitare una viva partecipazione degli allievi.
Nella lezione di religione non è necessario recitare un “Pater noster” , ma è indispensabile calarci nel tessuto storico in cui viviamo, meditare sul significato del nostro “essere” e del nostro “agire”, renderci conto che il destino è una sfida che presenta difficoltà e sofferenza, data la complessità umana, ma che costituisce la sola possibile ricchezza dell’esistenza umana.
I ragazzi , attraverso questa disciplina, possono scoprire, che “se Dio non esiste, tutto è possibile” mutuando Dostoevskij, devono capire che tutte le grandi religioni, pur nella diversità delle varie confessioni, presentano una sostanziale identità: la fede è il senso della vita e una preghiera è sempre e comunque ispirata dal bisogno dell’Assoluto, dal bisogno di Dio, ovvero dall’idea di giustizia, di misericordia, di onestà, di umiltà e di amore.
“ Finché non avremo sradicato dalla nostra civiltà la violenza, il Cristo non sarà nato”: quanto attuali ancora sono queste parole di Gandhi ?

16-7-2009 • MATTEO LAZZARI
Devo ammettere che,leggendo l'intervento del signor Dafano,anche a me è capitato di fare un balzo indietro nel tempo. Per carità,ho "solo" 33 anni, ma i tempi del liceo, anche per me, risalgono, ormai, a tre lustri fa. Già, l'ora di religione. Ricordo perfettamente che, nella mia classe, c'era una sola ragazza che non frequentava....Gli altri, tutti seduti ai propri banchi. L'ora di religione veniva vissuta in maniera diversa dalle altre materie già allora,era più che altro un momento di dialogo e di confronto tra di noi e con il professore (o la professoressa) di turno, più che di studio. Qualcuno, magari, ne approfittava per mettersi in fondo alla classe e, di nascosto, ripassare qualche lezione in vista di una possibile interrogazione nelle ore seguenti. Ma era comunque un momento "istituzionale", consacrato, cui nessuno, per voglia o abitudine, rinnuciava...Insomma, faceva parte della scuola, della nostra scuola....Capita a tutti, forse, di guardare al presente e dire "Ah,ai miei tempi era tutto diverso"....E magari, invece, non è così......Ma la sensazione, netta, che i tempi siano cambiati davvero, c'è, eccome... Quanto menfreghismo,quanta superificialità nei giovani di oggi....Un po' su tutto,religione compresa....Le prospettive a mio avviso non sono per nulla incoraggianti,di questo passo la nostra società andrà da poche parti,ma chissà,forse mi sbaglio. Un trentenne perplesso.
6-9-2009 • LUCA PALERMO
Rispondere all'amico Dafano non è semplice. Il credo religioso è per me qualcosa di assolutamente privato, che non riuscirei a descrivere ad altri, perché frutto di sensazioni interiori, di flash, di momenti spesso fuggevoli. Io non sono un credente tipico: non credo nella Chiesa né ai suoi ministri, ma ritengo che un Essenza immanente esista comunque, un Quid creatore che ha dato moto a tutto e che tutto ancora muove. E poi non ho figli. Nelle mie memorie scolastiche l'"Ora di Religione" ha raramente comportato una vera e propria discussione di temi ecclesiali o mistici, ma in quella ho ricevuto insegnamenti di psicologia, racconti di viaggi, lezioni di canto corale natalizio... E' davvero imbarazzante per me dire che l'"Ora di Religione" non è mai o quasi stata per me "di Religione". Ritenere un argomento così intimo e personale trattato da materia scolastica è per me scomodo ed imbarazzante e poi, magari, nella colonna accanto del quadro di scrutinio, quella in cui si dà una valutazione, trovare anche un voto del tipo "Mio figlio è un credente da 6, prega da 5, conosce le Sacre Scritture da 8"... No, no, che orrore. Beh, per me l'Ora di Religione non dovrebbe far parte delle materie scolastiche, anche perché nella società multirazziale che stiamo vivendo ora, ci dovrebbe essere o un docente eclettico o più persone esperte nei varii temi di credo religioso (dal Cattolicesimo ai Testimoni di Geovah, passando per il Buddismo) che oramai fanno parte della nostra complicata e caotica quotidianità. La religione si discute a casa o nel Tempio del proprio Credo. Luoghi assai più adatti.
7-9-2009 • FRANCESCO FIORENTINO
Splendido racconto, suggestivo e in parte fuorviante, secondo me, e provo a spiegarmi. Quando si parla di scuola, quasi sempre cediamo alla nostalgia dei ns tempi e, temo, dimentichiamo quanto il contesto sia diverso. E' successo un tempo con i ns genitori, succede adesso con i ns figli. Riguardo ai contenuti, ai tempi della "follia" sessantottina la religione ha potuto di volta in volta in volta affiancare, sostituire, indirizzare, enfatizzare o mitigare un'aspirazione rivoluzionaria - vi prego, non associate una scala di meriti o di valore alle parole appena dette - Alla fine in classe rimanevano a volte anche i non credenti, grazie a Don Lupi e ai preti di buona volontà come lui. Oggi sembriamo preda di uno scontro più aspro (ci può stare) ma più arido (e questo non si può accettare): meglio un family day che un buon esempio, meglio un insegnante di religione di ruolo in più che una partecipazione appena più numerosa. L'ora di religione, così com'è, sembra essere un paletto per difendere il territorio, dubito che possa portare un solo cristiano in più alla chiesa, esaspera chi ci vede una prepotenza di una minoranza, e forse eccita altre confessioni alla conquista dei medesimi spazi. Per tutti coloro che credono nella positività dei valori religiosi, caro Fabrizio, l'obiettivo principale dovrebbe esser quello di parlare al cuore degli studenti e aumentare la partecipazione, non quello di imporre obblighi e privilegi (ruolo, nomina, scrutini ecc.). A me sembra, a tutti i livelli, di sentire quasi esclusivamente messaggi di quest'ultimo tipo, e d'altra parte da parte di due figli in due licei diversi non ho mai percepito interesse o curiosità scaturiti da eventi o iniziative di insegnanti di religione. Chiudo con una provocazione: aboliamo l'ora di religione in tutte le classi e trasformiamola in uno spazio a partecipazione volontaria: mi impegno a darti una mano, forse riusciremo a parlare con qualche ragazzo di buona volontà ...
 7-9-2009 • LUCA PALERMO
Ma vogliamo dirla tutta? Con tutti i soldi che gli diamo e che si beccano, malgré nous, i preti, la vogliamo piantare di stipendiarli anche come insegnanti di scuola? Io voglio la Scuola Statale laica. Chi desidera un'integrazione religiosa, mandi i figli dalle Orsoline o dai Padri Scolopi.
17-9-2009 • FILIPPO MARSILI
Ho letto ed apprezzato l'articolo di Fabrizio Dafano. Sono un assiduo lettore del sito di Occidens, che seguo con grande interesse anche se è la prima volta che scrivo un mio commento. Sono stato portato a esprimere il mio pensiero, dopo i commenti del signor Luca Palermo che, se pur non condividendone le asserzioni, lo ringrazio perché offre l'opportunità di aprire un dibattito interessante. Sono fermamente convinto della necessità di avere l'ora di religione tra le materie scolastiche e ritengo che gli studenti privati di questa opportunità dalle proprie famiglie, per motivi che non sto assolutamente a stigmatizzare, debbano poter usufruire di uno spazio analogo che possa aprire loro nuovi orizzonti. Ritengo che l’ora di religione, al di là di un nostalgico amarcord di tempi passati, se strutturato in modo serio, possa veramente essere un momento fortemente educativo e formativo per i ragazzi, che solo sulla base di un’approfondita conoscenza di certi temi, possono pienamente ed in modo assolutamente libero, capire se la religione, sia un fatture di grande maturazione e di pienezza interiore. Sulla questione affrontata dal signor Palermo, in modo anche sprezzante nei confronti dei preti, credo che non bisogna mai fare del facile qualunquismo. Come tutti gli essere umani, esistono casi diversi tra loro. Fare di tutta l’erba un fascio non è giusto. Conosco molti presbiteri, di grande esempio umano, civile e caritatevole, a cui tanti giovani disperati dei nostri giorni avrebbero necessità di avere vicino. Infine, sulla scuola statale laica, che anela il signor Palermo, sono pienamente d’accordo. Però a chi desidera un'integrazione religiosa, siano date le stesse opportunità di mandare i propri figli dalle Orsoline o dai Padri Scolopi. Vorrei anch’io in Italia, la liberta di scegliere l’istruzione per mio figlio, in una scuola veramente libera, dove una persona più o meno abbiente possa decidere dove far crescere culturalmente i propri ragazzi. Non come in Italia, dove sei costretto a indirizzarti verso la scuola pubblica. Senza nulla togliere a tantissimi docenti bravi, preparati e capaci, ma dove si trovano tantissimi altri insegnati con caratteristiche all’opposto e magari spesso troppo politicizzati.
21-9-2009 • RICCARDO FUSTINI
L'ora di religione, ciò che non si capisce è che essa non è un'ora di "catechismo", ma è un momento di conoscenza e confronto con ciò che ci origina e ci ha originato. Tra qualche anno saremo come i giapponesi che vengono da noi per turismo: guardano e fotografano senza capire nulla di ciò che vedono. Come faranno i nostri ragazzi a capire la storia, l'arte, le tradizioni, la politica, l'Europa, la cucina, la letteratura, la filosofia... se non conoscono la radice umana dalla quale, ormai più di mille anni orsono tutto ha veramente avuto inizio, con S. benedetto ed i suoi monasteri e tuttto ciò che ne è derivato...l'Europa senza che fosse messa a preogetto e da li tutto ciò che di positivo, pur cadendo mille volte si è originato? Si può discutere sul modo...ma non sul contenuto. Pena il baratro sul quale già allegramente stiamo danzando.
25-9-2009 • MASSIMILIANO MURRI
Ringrazio l’amico Fabrizio di avermi fatto partecipe di questo scambio di opinioni. E’ la prima volta che mi “affaccio” in questo sito e lo trovo molto interessante. Immagino caro Fabrizio che nel momento stesso in cui eri intento a scrivere l’articolo sapessi già che avresti suscitato le reazioni più diverse nei lettori. Premetto che sono d’accordo con tutto ciò che viene fatto a difesa delle nostre origini e delle nostre tradizioni culturali. Pertanto sono d’accordo con il sig. Filippo Marsili, ritengo che vada difesa l’ora di religione rivedendo ovviamente temi, contenuti ed aperta a dei momenti di analisi e introspezioni, anche accettando la sfida di momenti integrativi e di raffronto con le altre religioni. Sono un cattolico credente anche se poco praticante, perché il credo è nello spirito e non nel terreno, rispetto la chiesa e i suoi ministri, apprezzo il grande lavoro di aiuto all’umanità che alcuni di loro fanno sostituendosi a volte alle funzioni degli stati. Credo che la nostra società i nostri ragazzi siano allo sbando, persi in un collettivo rifiuto dei valori fondanti della vita e del rispetto del genere umano. Siamo tutti pronti a riempirci la bocca di belle parole quali “integrazione sociale” “liberta di vita” “liberta di pensiero”, ma poi leggiamo i giornali sentiamo i media e ci rendiamo conto che queste cose non sono e non possono essere a senso unico. Come si può pensare ad una integrazione sociale o religiosa quando sentiamo che un padre ammazza la figlia perché innamorata di un ragazzo di diversa nazionalità e di diversa religione. E’ proprio dalla mancanza di momenti di confronto veri, da farsi necessariamente in età scolare, che si può creare quell’ignoranza che porta a crescere con valori inquinati.
25-9-2009 • FRANCESCO VERRI
L'ora di religione è solo uno dei tanti brutti segnali. Da anni è in corso la guerra contro la famiglia. I serial televisivi mostrano single in carriera e felici contro coppie in crisi con problemi di corna e figli drogati. Bellezza perenne contro disfacimento fisico e intellettuale. Il messaggio è che gli sposati sono peggio, la famiglia è il luogo di degenerazione. Meglio separarsi. Meglio andarsene da giovani. Meglio andare a vivere da soli. Perchè tutto ciò? Perchè spezzare la famiglia in due o tre nuclei implica raddoppio del consumo, delle esigenze. Doppi frigoriferi, televisori, lavatrici, mobili, letti. Ecco che il primo obiettivo è raggiunto. E una volta che questo è successo cosa si può fare? Togliere i riferimenti. Quando io ero piccolo i miei genitori sapevano esattamente il costo di un frigorifero o di una lavatrice, perchè se si rompeva vivevano lo sforzo necessario a comprarne uno nuovo. Non li potevi fregare. Oggi non è più così. Mancando una guida i giovani vanno allo sbaraglio. Hanno di fronte cento modelli di lavatrici, che fanno tutte la stessa cosa (lavano i panni), ma costano dai 200 ai 2000 Euro. E non sapendo dare un valore nè al bene nè al denaro optano per un modello che costa 6-700 euro (in medium est virtus?). Paghiamo l'assenza di valori. E tutto ciò che può dare una disciplina e una educazione ai nostri figli viene ridicolizzato. Dalla famiglia alla scuola, dalla religione alla cultura. E' un brutto periodo, bisogna stare attenti, combattere perchè l'esterno non distrugga quello che di buono riusciamo a trasmettere ai nostri bambini.
25-9-2009 • ALESSANDRA MANCINI
Ho letto con nostalgia l'articolo sull'ora di religione nelle scuole. Devo essere sincera, io sono una "praticante" ma a mia figlia che già trascorreva a scuola 6 o 7 ore al giorno non ho fatto frequentare l'ora di religione. Abbiamo supplito con la parrocchia la domenica, gli scouts... Spesso gli studenti escono prima o entrano dopo se non si avvalgono dell'ora di religione. Molto dipende dagli insegnanti, il "nostro don Lupi" portava esempi di vita concreti in cui la Fede era alla base delle scelte. Spesso non è così, nella scuola dove insegno intere classi della seconda e terza media si sono fatte esoneraredalla religione,perchè il collega dava più compiti degli insegnanti di lettere!!! A mio parere l'ora di religione dovrebbe esssere un ora di riflessioni sui problemi odierni visti alla luce della Fede. L'insegnante dovrebbe indicare una via etica ai ragazzi, perchè spesso le famiglie non sono in grado di farlo.
06-10-2009 • DANIELA DANI
Oggi sono veramente molte le cose che sono cambiate. La società è multietnica e le religioni di appartenenza, se vogliamo dire così, degli studenti di oggi sono molteplici. Non credo che l'ora di religione possa nuocere a nessuno, ma anzi potrebbe essere utile per riflessioni ed approfondimenti tra studenti di religioni diverse, presenti spesso nelle scuole di ogni grado, e non solo sulla religione, ma sul vivere odierno. Perchè non utilizzare quell'ora per un confronto pacato tra persone differenti nel sentire religioso e per insegnare il "rispetto" verso il prossimo e per il credo altrui? Ai nostri tempi, Fabrizio caro, c'era un rispetto che oggi è scemato se non addirittura scomparso. Rispetto in senso ampio e che si imparava principalmente in famiglia: per i genitori, per gli anziani, per l'insegnante, per chi aveva idee religiose o politiche diverse dalle nostre, ecc. Oggi questo rispetto dove è finito? Si leggono continuamente notizie di gente che si insulta, o ancor peggio, si picchia, anche per motivi religiosi. Ed a livello politico le cose non vanno certo meglio, come ricordava anche il Capo dello Stato pochi giorni fa. Una volta si poteva essere amici e andare d'accordo pur essendo di religioni differenti, di divergente fede politica o di tifo calcistico contrastante. Oggi è molto più difficile e vedi bene cosa succede in giro: si arriva ad uccidere una figlia perchè si innamora di un uomo di razza e religione diversa; in Parlamento si insultano e si sono spesso picchiati; negli stadi assistere ad una partita di calcio "pacifica" è diventato quasi impossibile e ciò che accade tra le opposte tifoserie sugli spalti o nel dopo partita porta sempre più spesso la parola "morte". Dov'è finito il rispetto di allora? Quei racconti di vita e d'amore del nostro Don Lupi ci "accalappiavano" senza obblighi, ci hanno insegnato molto e venivano seguite con interesse anche da chi, tra noi, era ateo! A nessuno dei coponenti della classe è mai venuto in mente di farsi beffe della nostra compagna che professava un'altra religione ed aveva l'esonero. Quella di religione era una lezione di cultura e di rispetto. Tu pensi che tutti quegli 80% di assenteisti religiosi se avessero un buon "accalappiatore", con argomentazioni attuali ed interessanti, continuerebbero ad ammassarsi nei cortili a fumare? Io credo di no. C'è solo bisogno di metodi nuovi ed attuali, unitamente ad insegnanti della materia capaci di creare interesse e coesione.
10-10-2009 • AGOSTINO D'ANZA
Non c'è bisogno di insegnare religione nelle scuole, il problrema si risolverebbe efficacemente togliendo alla Chiesa cattolica l'8 per mille. Fioccherebbero veri uomini e veri santi. Auguri per l'iniziativa. Cordilai saluti Agdan
 
 
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