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“NON DISEGNARE GESU’ BAMBINO”. MAESTRA SOSPESA
Il fatto è accaduto in una scuola elementare di Firenze.
Verrebbe da dire, volendo fare una battuta, che ci risiamo. In realtà, purtroppo, c’è ben poco da scherzare. Ancora una volta, con l’avvicinarsi del Natale, riprendono le discussioni sulle sue immagini più simboliche e significative. Immagini, queste, che da duemila anni evocano pace e amore, eppure diventate, ai giorni nostri, oggetto di scontro e polemica. L’ultimo esempio arriva da una scuola fiorentina, dove a scatenare un acceso dibattito è stata la figura del Bambin Gesù. Un contrasto che ha portato alla sospensione temporanea di una maestra, per non avere consentito a un suo piccolo alunno di quarta elementare di realizzare un disegno, appunto, di Gesù bambino. Una scelta contestata dai vertici scolastici, che hanno deciso di punire l’insegnante e di sospenderla dal suo ruolo. Il fatto è avvenuto nei giorni scorsi nella scuola Villani di Firenze: a denunciarlo il padre del piccolo Alessandro, 9 anni. “La maestra – racconta l’avvocato Walter Vecchi - non ha permesso al bimbo di disegnare Gesù, affermando che sarebbe una scemenza voler utilizzare la sua nascita per rappresentare il Natale, e che la scelta di un soggetto religioso avrebbe rischiato di offendere il sentimento di chi non è cristiano”. Dopo gli opportuni controlli, le conferme e l’invio di due ispettori del ministero della Pubblica istruzione a scuola, il direttore dell’ufficio scolastico regionale per la Toscana, Cesare Angotti, ha optato per la sospensione della maestra di disegno. “Un provvedimento adottato non perché ci sia stata una discriminazione o per connotazioni religiose - precisa Angotti -, ma per il contrasto del comportamento della maestra con la funzione docente e con la finalità educativa della scuola. Questo episodio, come altri accaduti in più parti di Italia, pare ispirato da un malinteso senso del principio di laicità dello Stato. Principio che di per sé non si discute, ma che non deve tramutarsi in un generico laicismo. In particolare, negli ambienti educativi la presenza di simboli religiosi non ha significato discriminatorio”.
 
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