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Scrittori, intellettuali, artisti, si sono rivolti direttamente al leader Hu Jintao

CINA, LA "LETTERA DEI MILLE"
PER RECLAMARE LA LIBERTA'

Chiesta la scarcerazione dei detenuti politici e la fine della censura sui mezzi d' informazione
di Marco Del Corona
(articolo tratto da "Il Corriere della Sera" - Agosto 2007)
PECHINO — Uno due. Il Partito comunista ha fatto la sua mossa. I democratici la loro. Nel giorno il cui il Pc cinese ha finalmente annunciato
la data del suo Congresso (15 ottobre), 1.060 personalità del mondo accademico, scrittori, intellettuali, artisti, si sono rivolti direttamente al leader Hu Jintao. In una lettera chiedono libertà per chi, magari attraverso Internet, hanno esposto punti di vista critici nei confronti del regime. Le parole scelte nella «lettera dei mille » rivelano che i firmatari sanno benissimo di muoversi su un terreno minato, e con accorta diplomazia, hanno sottolineato proprio il dettato costituzionale dove menziona la tutela dei «diritti umani»: sulla base di quanto proclama la Costituzione — hanno scritto i Mille — il Partito «si è impegnato solennemente nella promessa di governare la nazione secondo la legge e proteggendo i diritti umani», mentre invece «polizia e autorità giudiziaria, sotto la guida del Partito, negli ultimi tre anni hanno arrestato scrittori, giornalisti, giuristi e attivisti per reati politici e d'opinione». Il testo cita l'approssimarsi dei Giochi olimpici del 2008, evocando l'intensificarsi dell'attenzione dei governi e dell'opinione pubblica internazionale. La lettera aperta fa nomi. Casi recenti, come la detenzione del cyber- attivista Shi Tao o l'arresto avvenuto venerdì 24 nello Zhejiang di Lu Gengsong, per «incitamento alla sovversione» e «manovre illegali per ottenere segreti di Stato». Il documento invita i partecipanti al Congresso del Partito a liberarlo «per mostrare una nuova immagine di sé».
Sono almeno diverse decine, secondo Reporters sans Frontières, gli
intellettuali in carcere o ai domiciliari. E spesso, per loro, pagano anche
le mogli. La compagna di Lu è stata minacciata di licenziamento se avesse
deciso di perorare a Pechino la causa del marito; e la settimana scorsa è
stata messa agli arresti domici-liari, prima che volasse nelle Filippine a
ritirare un premio a nome del consorte, la moglie di Chen Chuangcheng, un
attivista cieco che si era speso per denunciare una serie di aborti coatti.
Se 1.060 scrivono, in quattro hanno parlato. La cancelliera tedesca Angela Merkel a Pechino ha incontrato un drappello di esponenti della società civile. Tra loro Li Datong, ex caporedattore del Quotidiano della gioventù, licenziato nel 2007 per le sue opinioni politiche eterodosse: una voce critica, più che un dissidente.
Il fatto che, in margine a incontri con il presidente della Repubblica
(e segretario del partito) Hu Jintao, sia stato consentito all'ospite uno
scambio di vedute con i quattro va interpretato come un gesto di buona
volontà e di riguardo per la cancelliera. La quale, all'Accademia delle
scienze sociali, non ha aggirato il nodo dei diritti, «per noi una questione
vitale». «Sa di che cosa parla, lei sa come funziona un regime autocratico », dal momento che è cresciuta in Germania Est, ha commentato Li Datong.
Nell'agenda del Congresso, il 17¾dalla fondazione del Pcc nel 1921, ci
sarà anche questo groviglio complicato fra la vigilanza del regime sul
dissenso, fattasi più stringente di mese in mese, e la necessità di salvare
la decenza con l'Olimpiade che si avvicina. Sarà il momento di «decisioni
strategiche per le riforme, l'apertura, la modernizzazione socialista cinese », ha scandito la tv di Stato, ponendo fine a un silenzio sulla data custodito con segretezza.
L'appuntamento, però, sarà soprattutto decisivo per saggiare la presa di Hu Jintao, 64 anni, su gerarchie e apparato: scontata la sua proclamazione alla guida del Pc per il secondo quinquennio di fila, meno ovvio è se riuscirà a scegliere uomini fidati nel Politburo e nel Comitato
centrale e garantirsi adesione compatta fra i 2.217 delegati (su 70 milioni
di iscritti). Dal 15 ottobre, per una settimana all'incirca, la battaglia di Hu sarà questa. Poi verranno l'economia, la diplomazia, le cifre del boom. E l'inquinamento, la corruzione, la sicurezza dei prodotti: le crepe nel trionfo.
 
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