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DITAN, IL CLANDESTINO DIVENTA MEDIATORE
ORA PORTA AIUTO AI GIOVANI IN ALBANIA
Grazie alla cooperativa l’«Impronta» si è rifatto una vita
di Mauro G. Celli
La storia di Ditran Hoxha, oggi ventinovenne, è una storia di immigrazione come tante altre. La storia di un ragazzo scappato dalla miseria e dalle rovine del proprio Paese, dalla devastazione di una nazione soffocata e dilaniata da un regime totalitario. Ditran, che tutti conoscono come Tartan, ancora minorenne fugge in Italia, in uno di quei tanti viaggi della speranza (o disperazione) nel Canale di Otranto, dalla sua Albania. Tante per Ditran sono le speranze di un futuro migliore, ma nessuna certezza concreta. Raggiunte le coste del Salento, entra in Italia da clandestino e percorre la penisola fino a raggiungere Lucca, dove incontra chi gli cambierà, in positivo, la vita. Conosce i giovani della cooperativa sociale «Impronta» che si occupa di sviluppare servizi per i minori stranieri immigrati e in particolare albanesi. «Ci siamo resi conto che non bastava più cercare di sostenere in Italia i ragazzi che chiedevano aiuto nel nostro Paese — racconta Federico Fambrini, presidente della cooperativa — : la mancanza di collegamenti con la famiglia di origine ci impediva di intraprendere un progetto duraturo con loro.
Avevamo bisogno di riallacciare il rapporto con le famiglie di questi ragazzi in Albania, per poter far studiare e lavorare i minori emigrati in Italia e sostenere quelli rimasti dall’altra parte dell’Adriatico». La cooperativa sociale «Impronta» opera nella struttura della «Carlo Del Prete», dove trovano rifugio e aiuto molti minori fuggiti dall’Albania: i suoi operatori non si sono limitati ad accogliere i ragazzi, ma sono andati oltre. Hanno preso e sono andati a trovare le famiglie di questi adolescenti, instaurando con loro un vero e proprio rapporto di collaborazione.
«Questi minorenni finiscono spesso nella rete della microcriminalità — prosegue Fambrini — . Grazie a questa restano in Albania e intraprendono un’attività nel proprio Paese. E’ con questo spirito che operiamo, aiutiamo i giovani immigrati, in modo da permettere di sviluppare gli strumenti per lavorare bene a casa propria». Ma l’attività dell’«Impronta» è andata oltre.
«Abbiamo realizzato un progetto di aggregazione presso la scuola di Belsh e nel quartiere di Institut nella periferia nord di Tirana, per creare centri di aggregazione per i bambini: progetti che stanno ottenendo risultati positivi». Ora una nuova sfida: venerdì prossimo sarà presentato il progetto «Vacanze solidali» con i giovani di Confcooperative: viaggi in Albania per sostenere iniziative di sostegno per i minori. Nel frattempo Ditran Hoxha è tornato in Albania, si è sposato, ha avuto una splendida bambina, e oggi gestisce l’associazione «Tartan» di mediazione culturale per la cooperativa «Impronta», grazie a un progetto sostenuto dalla Regione, il primo progetto pilota in Toscana. Un’importante scommessa, vinta nel segno della solidarietà.
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