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SCONTRO DI CIVILTA’
Sgozzata come Hina. Voleva amare un italiano
Il padre arrestato per il delitto: «Il coltello è nel bosco». Sanaa ha tentato la fuga ed è morta dissanguata.
di Gianni Leoni
(articolo tratto da "Quotidiano Nazionale" - 17 Settembre 2009)
«L’ha uccisa lei?». «E dov’è il coltello?». Due quesiti per una sfinge. Perché El Katauoi Dafani non batte ciglio. Una maschera di ghiaccio. Immobile e muta. Non ha risposto neppure quando il magistrato gli ha rivolto l’ultima domanda: «Vorrebbe vedere sua moglie?». Bocca chiusa, sguardo basso e la mente chissà dove. E così è rimasto anche nella cella d’isolamento. Ma l’alternativa di un diverso assassino ancora fuori scena non viene presa in considerazione. «E’ stato lui, non voleva che la figlia vivesse con un italiano», concordano i carabinieri. Lui è il padre di Sanaa, splendida marocchina diciottenne, ammazzata con un fendente al collo tra gli alberelli, i rovi e gli sterpi di Grizzo di Montereale Valcellina, a venti chilometri dalla città. «Sono accorsa e l’ho vista. Com’era? Pallida, anzi, bianca, molto bianca, e il sangue le scendeva dalla gola alla maglietta e fino ai jeans. Massimo, il suo ragazzo, era ferito alle braccia e all’addome. A un certo punto mi ha guardato e ha chiesto: ‘gliela farà?’ Si era tolto la polo e con quella tentava di fermare il sangue», racconta Eva Scaranizin, che abita a due passi. Sanaa è morta in pochi minuti, dissanguata. Ha incrociato lo sguardo del padre, e su quell’ultima, sfuocata immagine, si è persa per sempre nel buio. Lui è tornato a casa, finalmente senza rabbia. Missione compiuta. Come prescrive il codice d’onore musulmano che impone ai famigliari delle ragazze occidentalizzate di lavare il tradimento con qualsiasi mezzo, lama compresa. «Erano una coppia bellissima e facevano tanti progetti», si rincorrono adesso, tra le lacrime, i commenti. Tutto finito. E a quello pensa, in ospedale, Massimo De Biasio, 31 anni, contitolare del ristorante Monte Spia di Grizzo. Sciolta la prognosi e operato, guarirà in due mesi. Non è stato sentito a lungo, ma qualcosa ha detto. E subito dopo i carabinieri hanno bussato a casa di Dafani. «Si è fatto prendere senza alzare lo sguardo», spiegano «ha farfugliato: il coltello è nel boschetto». Poi il silenzio. Sanaa e Massimo convivevano da un paio di mesi. Si erano conosciuti un anno fa tra le luci dello «Spia», dove lei, a fine marzo, aveva chiesto di fare la cameriera. «Ciao», «ciao», e subito l’amore. Ma altri sentimenti montavano nell’ombra: il disprezzo e la furia di El Katauoi. Da qualche tempo i sorrisi e la giovialità avevano lasciato il posto a un’espressione torva e un silenzio inquietante. Dal 2001 lavorava come aiuto cuoco nel ristorante pizzeria Al Lido, in città. «Una brava persona», dicono tutti. «Un’altra persona, da qualche tempo», aggiungono. In questo periodo di Ramadam, mese sacro ai musulmani, il disagio del marocchino era divenuto un brutto chiodo fisso «aggravato» dalla vita nel peccato della figlia, unita a un uomo senza il suggello del matrimonio. «In questa storia ci sono troppi problemi, non mi piace», aveva soffiato un giorno a un conoscente. E a un altro: «Troppa differenza di età». Poche parole, in pubblico, e scena praticamente muta a casa, con la moglie e con le altre due figlie ancora bambine, impegnate all’asilo e in quarta elementare. Ma la mano, forse, correva già verso il manico del coltello, acquistato il giorno prima. E Sanaa? Da un mese si vedeva in giro sempre meno. E anche Massimo, sembrava preoccupato, forse perché qualcuno gli aveva buttato lì che in giro tirava una brutta aria. Ed eccolo, il momento dell’ultima scena, alle sette della sera, nel verde quieto di un boschetto fuori mano. L’auto del marocchino si è fermata di traverso davanti a quella della coppia. Le ragazza deve aver capito, ma la sua corsa nella selva è durata pochi metri. Un braccio l’ha ghermita e una lama l’ha centrata, prima di scatenarsi contro Massimo. Oggi l’autopsia e, forse, il tentativo del nuovo interrogatorio, a una statua. Intanto l’imam di Pordenone commenta: «Una tragedia dell’ignoranza. Per me l’Islam non c’entra».
 
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