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Alcuni stralci del discorso di critica del multiculturalismo tenuto da Souad Sbai, neodeputata del PdL, al Parlamento Europeo lo scorso 17 aprile

MULTICULTURALISMO REGRESSO DEI DIRITTI

di Souad Sbai
(marocchina, ricercatrice di diritto comparato all'università di Caserta e direttrice di Al Maghrebiya, mensile in lingua araba destinato alla comunità straniera più numerosa in Italia, quella magrebina.)

(articolo tratto da "Le Ragioni dell'Occidente - Aprile 2008)

Oggi sono qui per portare alla vostra attenzione l'impegno di Acmid Donna, l'associazione delle donne marocchine in Italia da me presieduta.
Da dieci anni Acmid combatte con forza l'oscurantismo e aiuta le donne immigrate ad uscire dal dramma dell'analfabetismo, informandole sui loro diritti e doveri, sostenendole nel percorso di integrazione senza che questo comporti la perdita delle loro tradizioni e della loro cultura d'origine. Acmid donna si occupa dell'assistenza psicologica, legale e linguistica delle donne. Lo scorso novembre abbiamo inaugurato il primo numero verde che risponde in arabo, intitolato emblematicamente "Mai più Sola" (800 911753), a cui possono rivolgersi tutte coloro che hanno subito violenze dentro e fuori le mura domestiche. In pochi mesi le nostre mediatrici linguistiche, che rispondono in italiano, arabo e francese, hanno ricevuto più di 800 telefonate in cui sono state denunciate violenze fisiche e psicologiche, stupri, ustioni e rapimenti di minori.
(...) Tra i temi di più stringente attualità, vorrei sottolineare l'importanza della tolleranza zero nei confronti delle mutilazioni genitali. Su questo tema, le Nazioni Unite hanno adottato un'apposita risoluzione. Tuttavia c'è ancora molta strada da percorrere perché questa risoluzione venga resa nota e diffusa ovunque. La pratica dell'infibulazione è inaccettabile tanto per l'Unione Europea, quanto per i Paesi terzi. Dobbiamo lavorare affinché tutti i Paesi capiscano la nostra posizione e si battano per il rispetto di questi diritti.
(...) Solo portando avanti una politica comune europea, potremo combattere il relativismo politico tanto all'interno quanto all'esterno degli attuali confini europei, quello stesso relativismo che mette a rischio il rispetto dei diritti fondamentali perché li subordina alla volontà della singola autorità.
Oltre allo scacco del relativismo politico, vorrei sottolineare il fallimento dell'ideologia del multiculturalismo.
(...) Di recente, nel 2007, a Roma una sentenza della Corte di Cassazione ha avallato una sentenza di merito che ha mandato assolti i genitori di una ragazza, Fatima, alla quale era stato proibito (anche con l'uso della violenza) di uscire di casa e condurre una vita normale come quella dei ragazzi della sua età. La sentenza di merito, dopo avere affermato che le violenze non erano continue, e che la cultura di provenienza della famiglia della ragazza si opponeva ad uno stile di vita come quello occidentale, faceva prevalere le ragioni della identità culturale e mandava assolti i genitori. In questo modo, oltre a negare giustizia a Fatima, è stato mandato un segnale allarmante a coloro che vogliono imporre i costumi più regressivi ai propri figli e a quanti negano il diritto dei giovani a vivere liberamente e serenamente.
Nello stesso periodo si è venuti a conoscenza della sentenza di un giudice australiano che ha assolto tre uomini e sei ragazzi che avevano commesso uno stupro ai danni di una bambina di dieci anni. La sentenza ha affermato che, per la loro origine indigena, gli imputati non erano consapevoli della gravità del delitto commesso, e questo elemento portava alla loro piena assoluzione. In questo modo la dignità, e il dolore, della bambina violentata non hanno trovato spazio e partecipazione in una pronuncia che ha addirittura ridato la libertà a persone che aggrediscono i più deboli e indifesi.
Infine, sempre nello stesso periodo si è venuti a conoscenza della sentenza di un giudice tedesco di Hannover, del 2006, che ha applicato le attenuanti a un giovane, che aveva sequestrato e violentato ripetutamente l'ex fidanzata, sul presupposto che l'origine sarda del colpevole comportava quasi naturalmente l'accettazione di un ruolo subordinato della donna rispetto a quello dell'uomo.
Si tratta di sentenze, ciascuna a suo modo, gravi ed aberranti. Esse dimostrano come una malintesa ideologia del multiculturalismo possa portare i nostri ordinamenti a formidabili regressi nel rispetto dei diritti umani, della dignità della persona, e della donna in particolare. L'istigazione alla violenza, e la sua pratica, non possono trovare ragioni o scusanti in nessuna origine nazionale o cultura religiosa. Al contrario, ogni religione dovrebbe essere considerata come un ostacolo all'uso della violenza perché il messaggio religioso è un messaggio di pace, di amore per gli altri, di rispetto per tutti gli esseri umani. Questa concezione positiva della religione deve essere la base di ogni politica della multiculturalità e di ogni applicazione della legge.
L'altro aspetto che va sottolineato con forza è che, seguendo questa ideologia del multiculturalismo, le donne e i soggetti più deboli sono destinati a restare vittime della prepotenza maschile, e dei più forti.
(...) Infine, si deve considerare particolarmente grave e pericolosa l'ideologia del multicultiralismo che emerge dalle pronunce giudiziarie riportate, perché da essa scaturisce una possibile frattura degli ordinamenti europei occidentali che subirebbero in questo modo un regresso di secoli.
(...) Se si insegue l'ideologia multiculturalista, agli immigrati non si applicherebbero le nostre Costituzioni, le carte internazionali sui diritti umani, i principi fondamentali dell'eguaglianza delle persone. Verrebbe meno tutto un cammino storico di giustizia e di eguaglianza che l'Occidente ha percorso in lunghi secoli della sua storia, verrebbe meno l'universalità dei diritti dell'uomo proclamata solennemente nel 1948 dall'Onu, verrebbe meno quel traguardo di umanità e di rispetto della persona che vorremmo fosse esteso in tutto il mondo, a tutti i popoli, a tutti gli individui.
 
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COMMENTI
15-07-2008 • ADRIANO FERRO
Da tempo penso che il multiculturalismo sia una variante aggiornata e più politicamente corretta dell''apartheid. Mi spiego. E'' come dire allo straniero: non hai nessun bisogno di integrarti nella nostra cultura o civiltà, tu stai nel tuo giardinetto, noi nel nostro, nessuno pesterà i piedi all''altro, vivremo come due mondi separati e incomunicabili, nessuna contaminazione, salvo nei mezzi pubblici, ma io ti guarderò solo di sfuggita e tu farai altrettanto. Così vivremo in pace, anzi no, coesisteremo senza convivere.
 
 
 
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