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TAGLIAGOLE E FATWE. L’ENCLAVE CAMPANA DOVE REGNA LA SHARIA
Immigrati sgozzati, dita mozzate per vendetta: la periferia di Salerno in mano islamica. La Procura: legami con la camorra.
di Peppe Rinaldi

(articolo tratto da "Libero" - 16 Marzo 2008)
EBOLI
Khamel è marocchino, ha poco più di trent’anni ed è di fede musulmana. Tempo fa qualcuno gli mozzò quattro dita di una mano. Erano musulmani anche gli autori di quella mutilazione, in giro si disse che aveva rubato denaro alla comunità che lo ospitava; qualcun altro avanzò il sospetto che invece che avesse sgarrato, vendendo spiccioli di "fumo" senza permesso. I giornali liquidarono la faccenda secondo canoni interpretativi classici Khamel ebbe pure il suo quarto d’ora di celebrità, lo intervistarono e lo fotografarono nel letto d'ospedale dove "occidentalissimi" medici e infermieri avevano impedito che morisse dissanguato.

LA LEGGE CORANICA
A qualche titolo rimando generico alla sharia (là legge coranica) non seguirono approfondimenti, le indagini si chiusero rapidamente. Khamel viveva, e vive, in quella parte d'Italia che registra la più alta concentrazione di extracomunitari di fede islamica, preceduta solo dal circondario dì Brescia: precisamente tra San Nicola Varco e il complesso industriale dismesso dell’'ex Appof, nel comune di Eboli, al centro della piana divisa dal fiume Sele, il polmone dell'economia agricola del territorio tra Paesturn e Salerno. Di loro raccontano, c'è un bisogno assoluto, altrimenti nei campi a lavorare non ci va nessuno più. Kharnèl viveva (e vive) in mezzo a migliaia di "fratelli", che da anni transitano da lì per poi virare verso Francia, Germania, Olanda e Inghilterra Comprano i permessi di soggiorno (3 o 4mila euro) da imprenditori e latifondisti che ormai alle coltivazioni hanno preferito guadagni più facili. Arrivano con in tasca un contratto pagato anticipatamente, salvo poi non aver mai visto neppure per un secondo né l'azienda, né l’imprenditore che l’ha chiamato. Sono - e diventano - perlopiù clandestini.
Sarà stato pure un regolamento di conti o la "meritata" punizione per il furto di denaro alla comunità marocchina (non al singolo individuo ma alla comunità, loro la chiamano umma) sta di fatto che a Khamel le dita le fecero saltare a colpi di scimitarra, proprio li a Eboli, dove s'è fermato Cristo: se fossero stati in un villaggio della provincia di Rabat o di Algeri era lo stesso, la legge è uguale per tutti, ovunque.
Una decina di giorni fa poi, sulla litoranea che divide il mare dai campi hanno trovato Abdellah Gangoch, 28 anni, marocchino, con la gola tagliata, ucciso da due individui che i carabinieri acciufferanno appena 48 ore dopo: bosniaci o kosovari, verosimilmente musulmani pure loro. Qualcuno insinua il dubbio che non sia stata una rissa tra ubriachi, come è stata subito rubricata la vicenda, a far sgozzare Abdellah come un agnello: si evoca ancora una volta la sharia e, del resto, questa, pratica sembra all'ordine del giorno nella comunità islamica della zona.
Di tanto in tanto saltano fuori storie come queste ma nessuno riesce a stabilire cosa stia accadendo. Perché? A San Nicola Varco e all'ex Appof perfino i carabinieri hanno difficoltà a entrarvi, se non adeguatamente attrezzati. Si provi a immaginare un'area di 10 mila metri zeppa di clandestini impauriti che fanno paura a loro volta, dove ne vivono 2 mila in condizioni aberranti: c'è da rabbrividire davanti a tanta promiscuità, senza considerare il periodo della raccolta estiva, quando la struttura che doveva diventare una centrale ortofrutticola (già costata 15 milioni di euro) rischia di scoppiare per l'arrivo di altrettanti immigrati. Sono anni che va così: cose persone e armi, droga e prostitute, terroristi veri o aspiranti, mischiati a poveri cristi che rimangono sempre tali.

I PROSELITI DELL'IMAM
Tra montagne di rifiuti di ogni genere (è pur sempre Campania) senza acqua né elettricità, ci sono centinaia dì celle ricavate sulle pareti e usate come case, alternate a stanzoni enormi dove si ammassano centinaia di persone. Spesso con loro c'è Rachid Ahmadia, l'imam algerino di Salerno entrato nel cuore del vescovo locale (il metropolita Gerardo Pierro, iscritto al Pd e renitente al motu proprio di Benedetto XVI) che con lui organizza incontri per il dialogo interreligioso tanto da farlo "esibire" dal pulpito delle chiese. Tutto civile e corretto, ognuno ha il diritto di professare la propria religione. C'è solo un particolare però: quell'imam (che lavora nel Comune grazie a uno dei soliti progetti della Regione per la "mediazione culturale") che cura le anime di San Nicola Varco accanto al muezzin di turno che chiama alla preghiera nella moschea attrezzata (quella sì) all'interno del lager, è uno degli unici due membri della Consulta islamica istituita al ministero degli Interni, che si rifiutarono dì sottoscrivere la Carta dei valori. L'altro fu il rappresentante dell'Ucooi. La Cgil li coccola da anni, il sindaco di Rifondazione comunista che ha governato fino a 2 anni fa, sfilò in corteo quando un immigrato fu accidentalmente ucciso da un carabiniere durante un'operazione notturna, salì sul palco con una kefiah e mise sotto pressione l'Arma spalleggiato dalle solite Arci, Altritalia e comboniani alla don Vìtaliano. Quello che c'è ora, uno del Pd, più che mettersi le mani nei capelli non può fare. Il Comune non è proprietario, lo è la Regione che l'ha rilevato dal ministero dell'Agricoltura con Pecoraro Scanio (primo governo Prodi).

SOSTEGNI ALLA COMUNITÀ
Poi succede che, come alcuni giorni fa alle 5 del mattino, piombino i reparti speciali del Ros e prelevino un tale Zhorgame Lakhadar, 38 anni, algerino. Nella sua cella di San Nicola Varco aveva nascosto 13 mila biglietti da cento euro falsi. Nello stesso istante 4 suoi connazionali venivano arrestati a Napoli. Sono tutti sospettati di appartenere al Gruppo islamico armato, al Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento e ad Aqim (l'Al Qaeda del Maghreb): quei soldi, una minima parte del flusso continuo di denaro, servivano a finanziare il terrorismo. Li fabbrica la camorra e loro sanno come e dove comprarli, insieme a documenti e passaporti. Lo dice il procuratore capo di Napoli Giandomenico Lepore. Ma nessuno vuole ascoltare. È politicamente scorretto far notare che c'è altro oltre all'accoglienza. La Regione ha stanzialo altri 2 milioni di euro a sostegno della comunità magrebina: avevano dimenticato, forse, dì averne destinato alcune centinaia per un polo agroalimentare che non nascerà mai. Almeno finché Allah non lo consente.
 
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