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SI AL REDDITO MINIMO PER AVERE LA RESIDENZA
Cittadini e amministratori del Veneto a fianco del sindaco di Cittadella Bitonci in tema di immigrazione, dopo l’avviso di garanzia che ha raggiunto il primo cittadino
Sono state tante le persone che hanno preso parte a Cittadella, in provincia di Padova, alla manifestazione di sostegno per il sindaco Massimo Bitonci. Il primo cittadino è balzato, suo malgrado, agli onori delle cronache una paio di settimane fa con un’ordinanza che, tra i vari aspetti, impone un reddito minimo di circa 5 mila euro per poter chiedere la residenza. Una decisione costatagli un’informazione di garanzia da parte della procura della Repubblica di Padova, per l’ipotesi di reato di usurpazione di funzione pubblica. A difesa di Bitonci si sono subito mossi gli 11 sindaci, sia di centrodestra che di centrosinistra, della zona di Camposampiero, ancora nel padovano: “I criteri precisati nell'ordinanza del sindaco di Cittadella per la registrazione anagrafica degli stranieri, in particolare comunitari, sono da tempo presenti nella normale prassi amministrativa dei nostri Comuni”, avevano scritto in una dichiarazione congiunta questi primi cittadini, dettisi “preoccupati dal crescente disagio e confusione tra i cittadini”. Essi ricordavano anche che il rilascio della carta di residenza “viene condizionato dal possesso di precisi requisiti, e tra questi, come la legge vigente impone, la disponibilità di un reddito minimo, di un alloggio e dell’assenza di pendenze penali”. Sulla questione è poi giunta anche una nota del Viminale. Il ministero dell'Interno ha ammesso che gli amministratori scesi in piazza a Cittadella “pongono un problema che esiste, perché è chiaro che la capacità di assorbimento di alcune realtà è oggettivamente limitata”. La cosiddetta ordinanza anti - sbandati è stata sottoscritta da una quarantina di primi cittadini di molti comuni del Veneto, tra cui il sindaco di Verona Flavio Tosi e il collega di Treviso Giampaolo Gobbo.

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