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LA VITA QUOTIDIANA DI UN BRAVO MUSULMANO
Per gli immigrati musulmani l’unica soluzione è l’integrazione
di Noushin Mirshokraei

(articolo tratto da “Le Ragioni dell’Occidente” n° 7 Luglio - Agosto 2007)
Il nostro paziente inglese, responsabile di questa rivista mi ha chiesto di scrivere un articolo sui musulmani e in particolare su come è vissuta la giornata tipica di un musulmano in occidente. Va be', dico io... è una curiosità sua, vorrebbe sapere quali pro-blemi affronta, ogni santo giorno, un musulmano che deve rapportarsi con un mondo completamente diverso dal proprio; ma non solo, vuole anche sapere come si fa a conciliare le interiorizzate regole di una società basata sul Corano con un'altra completa-mente diversa dalla propria basata soprattutto sui valori democratici e cristiani.
È vero. Ha ragione Farrell. Per loro è difficile. E una lotta continua. Una sfida quotidiana. Con la propria psiche, con il proprio sangue, con il proprio orgoglio. Devono cercare di convivere con il liberalismo, con il liberismo, con il rispetto dei diritti umani, con l'uguaglianza fra l'uomo e la donna, con la secolarizzazione, con una religione più mite, più giusta, meno invadente, meno rigorista, più tollerante. La loro invece gli rende le mani legate, le teste penzolanti, i cuori repressi, i pensieri soffocati.
Non possono toccare le cosiddette cose "impure", bere il vino, mangiare il maiale, fare l'amore con la mestruazione, toccare un cane o un qualsiasi altro animale senza sentirsi sporchi, andare a letto senza le cinque preghiere, guardare le donne altrui, per le donne andare in giro con la pelle e i capelli scoperti, farsi un bagno al mare senza almeno due strati di tessuto addosso (pantaloni e maglie lunghe per nascondere le forme), "permettersi" di guardare gli uomini altrui, andare in bicicletta, nuotare in piscina con la presenza dei maschi, lasciar intravedere le caviglie o centimetri di pelle, ridere ad alta voce (una prerogativa delle puttane), denunciare l'uomo se le mette le mani addosso, dire bau di fronte alle ingiustizie, alle intrusioni, agli abusi, alle preva-ricazioni, farsi delle amicizie senza provocare la sensibilità maschilista del marito e senza la sua approvazione.
Questo è l'islam. Questo è ciò che l'islam fondamentalista e spesso anche quello moderato, crea a dispetto di ogni libertà indi-viduale o collettiva.
Eppure? Eppure io penso che si debba andare oltre, che non ci si debba bloccare ad affermazioni del genere, forse in fondo un po' razzistiche, un po' snobistiche. Penso che ci si debba liberare dal concetto di "tutta l'erba un fascio", dalla piccolezza dei nostri orizzonti e dalla nostra resa all'esistente.
E vero, i musulmani sono pieni di difetti, non si integrano, non vogliono e non cercano di capire le regole del paese ospitante, non riescono ad amare il luogo in cui hanno scelto di vivere e di lavorare. Non lo rispettano e nel momento in cui sentono troppo addosso il peso dei suoi valori, si dimenano, insorgono, reagiscono e a volte impazziscono.
Ma l'opinione di Farrell, quello di considerargli quasi solo dei rompiballe e dei poveri uomini imbecilli e il suo auspicio di una fu-tura integrazione non sta in piedi. Non può bastare. Non ci si può limitare, infatti, solo alla descrizione del problema, senza pen-sare alle sue soluzioni. A volte succede, si, se ne parla, se ne parla e alla fine qualcosa cambia, ma non in questo caso. La semplice soluzione di chiedere a questa gente di integrarsi e basta non funziona. Deve essere costretta ad integrarsi.
Quei valori, quel modo di pensare islamico così estremo è insito in molti musulmani. Ormai fa parte del loro dna. La cosa miglio-re non è dargli contro. Puntargli il dito e dire: voi, siete solo degli animali.
Bisogna agire. Bisogna avvalorare, se esiste, questa tesi della superiorità occidentale, facendo qualcosa. Cambiando prospettive.Prendendo decisioni.
Non parlo certo di tolleranza, di accondiscendenza, di carità o comprensione. Parlo di una soluzione alternativa, intelligente ed efficace. Di qualcosa che avvicini alla normalità gente così maldestramente educata. Gente che ha bisogno di essere legittimato a picchiare la propria moglie per sentirsi bene, di pensare di valere il doppio di lei, di usare l'argomento sessuale come strumen-to principale per averla sotto controllo, di indennizzarla il minimo possibile, di scopare, oltre a lei, altre 4 povere e sottomesse donne al giorno, di preoccuparsi di chi deve lanciare la prima pietra durante la lapidazione, una delle più macabre e vecchie pene contro la donna peccatrice (articolo numero 99 del codice penale della repubblica islamica dell'Iran: in presenza di testi-moni tocca prima a loro, poi al governatore e infine a tutti agli altri), di deliberare quanto grande debba essere la pietra usata per ucciderla (Articolo numero 104 del codice penale della repubblica islamica dell'Iran: non tanto grande tale da uccidere il con-dannato con una o due di esse e non tanto piccola da non meritare il nome di pietra), di istituire in caso di "fornicazione" tra un uomo adulto ed una donna sposata, la pena di morte per quest'ultima.
Vogliamo morire anche noi? Vogliamo prendere in mano anche noi la loro stessa arma e i loro stessi cupi ideali per combatte-re l'ignoranza? Io non credo.
L'unica soluzione valida è di attuare delle politiche di integrazione, ben pensate e ben ponderate, ma obbligatorie. Altro che questo strisciante anarchismo dell'odiabile Amato.
 
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OCCIDENS - periodico di cultura, politica, società - Reg. Tribunale di Lucca n° 902 del 26/08/2009 - Direttore Responsabile: Mauro Giovanni Celli

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