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L’AMICIZIA AI TEMPI DEL SOCIAL NETWORK


di Fabrizio Dafano
(Docente Universitario di Psicologia del lavoro e delle organizzazioni)

Mi duole procurare un probabile dispiacere a Gabriel Garcia Marquez, appropriandomi e parafrasando il titolo della sua opera “L’amore ai tempi del colera”, ma mi auguro che l’intento giustifichi una tanto arbitraria azione.
Recentemente ho partecipato a una tavola rotonda sull’impatto dei social network sui processi di comunicazione. Eravamo cinque relatori: quattro non superavano, a occhio e croce, i quarant’anni; uno, invece, il sottoscritto, li superava di parecchio.
I quattro relatori, attraverso un linguaggio irto di tanto azzardati quanto deplorevoli neologismi, si sperticavano nel magnificare le proprietà e i vantaggi dei social network, soprattutto per il potenziale loro uso nell’ambito del marketing e della vendita di prodotti e servizi, presumendo evidentemente che l’universo degli “internauti” non aspetti altro che acquistare quanto loro offerto dal seducente web.
A un certo punto, uno dei relatori ha proferito un’affermazione di questo genere: “E’ molto importante, inoltre, che sia (NdR: non sono affatto sicuro che siano stati usati l’avverbio e il congiuntivo…) data a tutti la possibilità di stringere amicizia su Facebook. Io, ad esempio, ho più di duecento amici.” Io, già provato dall’ennesima liturgia di esaltazione della superficialità, a quel punto, non sono riuscito a trattenermi e ho commentato: “Beh, alla fine dell’anno, con un po’ di fortuna, potrà arrivare anche a quota mille!” L’uditorio, fino a quel momento, tramortito dai colpi di maglio delle nuove, illusorie frontiere di un mondo senza confini (e senza amici…), si è prodotto in una risata liberatoria. Sì, la grande risata che da millenni spazza via l’imbecillità. Farei un’offesa all’intelligenza di chi legge mettendomi a commentare il perché ingenerare confusione tra contatti e amici sia profondamente triste e privo di senso e di valore.
Devo confessare, al riguardo, che più vado avanti nella mia vita e nella professione e più provo un senso di straniamento nei confronti di un mondo tanto veloce e superficiale. Non mi metterò a fare la morale a niente e nessuno (anche se l’etica è importante e pochi ormai si assumono la responsabilità di dire cosa è giusto e cosa è sbagliato, a causa – io credo - del progressivo naufragio della nostra società in un oceano procelloso di relativismo), ma a me pare che la nostra vita – soprattutto quella delle nuove generazioni - corra il rischio di diventare una vicenda virtuale o, per dirla con Macbeth, “una favola raccontata da un idiota, piena di furore e di rumore, che non significa nulla”.
Vengo all’amicizia. L’amicizia non nasce dalle connessioni ma dalle relazioni. Non deriva dalla simpatia di un momento, dalla condivisione di un prodotto o di una moda, da una situazione eccitante o dai morsi della solitudine. E’ il frutto del tempo, del molto tempo, trascorso insieme nella prima parte della vita e delle condivisione concreta e profonda delle molte cose che accadono (gli eventi gioiosi e dolorosi) e di quelle che non accadranno mai (i sogni e le illusioni). Così, nella seconda (e ancor più nella terza) parte della vita, quel rapporto di amicizia è forte e maturo e può affrontare la prova dell’assenza o, comunque, della inevitabile scarsità di frequentazione. L’amicizia, la vera amicizia, è un percorso di vita, intessuto di allegria e di dolore, di complicità e di conflitti, di generosità e di errori, di nostalgie e di speranze. E’ stima, rispetto, affetto profondo. E’ dedizione, impegno, tolleranza. E’ amore.
Per questi motivi, gli amici sono pochi. Devono essere pochi, altrimenti non sono amici veri.
Gli amici veri non esauriscono mai il dialogo e le cose da dirsi e da raccontarsi: tutto avviene naturalmente e le comunicazioni sono costruttive. Gli amici veri sono eterni e sono talmente importanti nella vita di una persona che se non ne hai, dovresti avere il coraggio e l’umiltà di chiederti dove hai sbagliato.
Ciò non significa, che non possano esserci diversi gradi d’intensità nell’amicizia. Con alcuni si è amici veri, con altri meno, con altri, magari, solo lontani compagni di scuola; con altri ancora intercorrono rapporti di stima professionale o di condivisione d’interessi. L’importante è esserne consapevoli e non fare confusione.
Una cosa è certa: non potrà mai esistere al mondo un social network, neppure il più sofisticato, che possa trasformarsi in un deus ex machina virtuale e consegnarci – come fosse un prodotto acquistato online - un vero amico.

 
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COMMENTI
21-12-2010 • FRANCESCO BARDELLI
Parole sante (forse ispirate dal fatto che siamo a Natale)! Condivido in pieno il pensiero dell'autore dell'articolo. L'amicizia è una cosa seria, una delle cose più importanti della vita e gli amici veri si contano (non a caso) sulle dita di una mano. Non su Facebook. Vinicius de Morais, il noto poeta brasiliano, per sottolineare l'importanza dell'amicizia, diceva: "Potrei sopportare di vivere senza l'amore, ma non potrei vivere senza i miei amici". Questa frase, secondo me, racchiude bene il senso della vera amicizia, che è una cosa eterna e che si basa su esperienze di vita in comune, non sul fatto di essere seduti davanti ad un computer e scambiare messaggi con dei perfetti estranei che in comune hanno solo una foto sul computer. Tra l'altro la foto potrebbe anche essere quella di una persona diversa da quella con cui si sta comunicando. Sono uno dei pochi che non ha un profilo su Facebook,e anche se molti dei miei amici mi spingono a farlo, ancora non sono riusciti a convincermi. Forse ci riusciranno in futuro, ma per ora resto convinto che l'amicizia sia un'altra cosa, qualcosa di più profondo e che non ha bisogno di pubblicità, perchè, sempre citando il grande poeta carioca Vinicius de Morais, "la gente non fa amici, li riconosce". Buon Natale a tutti voi di Occidens!
22-12-2010 • MARCO COSIMI
Perfettamente d'accordo. E' difficile capire le motivazioni che portano tanti adulti (ho scoperto miei amici cinquantenni cercare di coinvolgermi nei loro chiacchiericci scontati "del tipo Facebook"). Credo che esistano molti motivi per i social-media. Ognuno molto diverso dall'altro. In Italia è attualmente usato scioccamente dai più, quale inutile evasione. In USA dove è strumento più maturo il suo utilizzo è più eterogeneo. Io ad esempio rimango meravigliato dalla pessima informatizzazione del nostro Paese. In un momento quale l'attuale, in cui le informazioni è impossibile coglierle dagli inesistenti sistemi informatici dei nostri Ministeri od Apparati Pubblici, è ritenuto certamente "inusuale" essere collegati al Dipartimento di Stato Americano o ad altri siti di interesse per poter valutare e conoscere una realtà nei suoi veri pesi, là ove impossibile altrimenti. Le notizie cosiddette online dei nostri media sono spesso frutto di elaborazioni personalistiche e minimalistiche, rivolte al pubblico che li legge! Valuto peraltro con preoccupazione,( avendo modo di appurarlo), che non vi è nella classe Dirigenziale e Politica una conoscenza analitica dei fatti e conoscenze "storiche attuali" all'altezza (non dico dei tempi,ma) degli stipendi percepiti: tutto ciò esprime scarsa passione e superficialità. Cosa attenderci per il futuro affrontato con una visione disinformata e non curiosa ed attualizzata di come evolvano fatti, costumi e società. Avendo i politici che ci meritiamo sarà difficile formare diversamente le future classi Dirigenti. Un esempio di informazione attuale e pertinente mi giunge giusto ora e mi permetto di comunicarla: http://blogs.state.gov/index.php/entires/nsli-y_prepares_citizen-diplomats/ L'Italia ha bisogno di giovani che si interroghino, si pongano domande. Comprendano gli errori delle generazioni passate e presenti, che con troppa facilità hanno sputo alienarli a giocare con Facebook come un momento di "puro svago" di edonismo sciocco. Dunque ritengo che anche i socialmedia possano contribuire ad un'informazione ricca, attuale, elaborando strategie di comprensione della realtà e del futuro ... passare il tempo a comunicare pubblicamente sciocchezze è quanto di più inutile esista. Concludendo, inserire contatti di livello informativo non altrimenti accessibili, consente un contatto diretto con i collaboratori politici stessi oltre che l'acquisizione di un mondo non percepibile altrimenti. Il problema Italiano è che chi fà ciò farebbe cose strane. Il nostro è e vuole essere il Paese del calcio-scommesse:l'informatizzazione è solo uno strumento, un'autovettura capace di viaggiare a velocità sorprendenti. Bisogna saperla guidare verso le strade dell'informazione e della conoscenza dell'attualità e verità delle cose. Ciò può aiutarci nel capire fatti e personaggi del nostro Mondo: la curiosità e l'eccezionale penetrazione dei fatti non è fine a sè stessa. Risponde ad esigenze dell'IO, magari criticabili, ma non possiamo non essere noi stessi. Concludo così (21 - Dicembre all'ONU), http://blogs.state.gov/index.php/entires/young_people_set_agenda/ Ringrazio per l'attenzione e mi scuso per la mia prolissità. Buonasera
 
 
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