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IL MODELLO PARMA
GLI SCONTI CHE FANNO CRESCERE LE FAMIGLIE

Il "quoziente" ha portato le nascite a livelli mai toccati negli ultimi 30 anni
I seguaci Il sistema di agevolazioni a chi sostiene maggiori costi per il numero dei figli è stato poi adottato anche da Bari, Roma e Varese

di Francesco Alberti

(articolo tratto da "Corriere della Sera" - Settembre 2010)

PARMA - Qui non lo chiamano «quoziente familiare», ma «quoziente Parma». Un marchio, ormai. Qualcosa che sentono profondamente loro. Come il prosciutto, che non può non essere di Parma. O come farebbero con il parmigiano, se non fossero costretti a dividerne il copyright con i vicini reggiani. «Quoziente Parma»: con la erre che rotola via, naturalmente. Non c' è convegno sulle politiche familiari che possa ormai prescindere dall' esperienza amministrativa maturata in questi ultimi anni nella terra di Maria Luigia: Pietro Vignali, sindaco di una giunta di centrodestra, senza Lega e con sfumature civiche, si è di fatto trasformato nell' ambasciatore di un modello di welfare locale profondamente riformato e a tutto campo che, imperniato sull' Agenzia per la Famiglia, sta traducendo in interventi concreti quello che pareva solo uno slogan azzeccato: «Colorare di famiglia le attività comunali». Il «quoziente Parma», tradotto in soldoni, altro non è che un modo di calcolare tasse e tariffe comunali sulla base di criteri diversi da quelli in vigore in gran parte d' Italia: criteri che hanno al centro la famiglia e il suo carico assistenziale. Più è gravoso il peso che il nucleo familiare deve fronteggiare (numero dei figli, presenza di anziani, disabili, ragazzi in affido o cassintegrati) più aumenta, attraverso sconti e riduzioni, l' area delle detrazioni tributarie. «Gli sconti - afferma Cecilia Maria Greci, coordinatrice dell' Agenzia - variano dal 15 al 50 per cento». La base Isee resta (eliminati invece gli scaglioni), ma non è più l' unico indicatore. «In estate abbiamo applicato il Quoziente Parma alle rette per i centri estivi - continua Greci -, ora lo stiamo utilizzando per gli asili nido e dal 2011 sarà esteso a tutte le tariffe del Comune». Sarà un caso, ma, da quando è decollato il welfare alla parmigiana, il grafico delle nascite è tornato ad impennarsi da queste parti. In controtendenza rispetto alle medie nazionali, i nati a Parma hanno raggiunto negli ultimi 3 anni, come scritto nella relazione annuale dell' Ufficio di statistica, «punte mai raggiunte negli ultimi 30 anni»: 1.629 nel 2007, 1.721 nel 2008, 1.784 l' anno scorso. Di sicuro, ha giocato un ruolo importante la presenza di immigrati, che ormai si attestano sul 13 per cento. Ma, come afferma Cecilia Maria Greci, «non è azzardato ipotizzare un nesso tra l' aumento dei nati e la nuova attenzione che le politiche comunali hanno dedicato alla famiglia, che, per crescere, ha bisogno di una cornice sociale rassicurante». Lo stesso sindaco Vignali, nell' indicare gli obiettivi di questo welfare rivisto in chiave locale, ha espressamente citato «il far famiglia, che noi vogliamo incoraggiare». Gli strumenti non mancano: a fianco del «quoziente», l' Agenzia ha messo in campo la Family Card, che sostituisce contante e carte di credito e consente di ottenere sconti in vari servizi (già distribuite 22 mila) e il progetto «Conciliazione tempi lavoro-famiglia» per rendere il più possibile compatibile il carico domestico con quello professionale. Un modello che fa scuola. Bari, Roma e Varese sono state le prime a stringere con Parma un patto per un welfare nel segno della famiglia: «Ma sono una sessantina - dice la Greci - i Comuni che stanno organizzando i loro servizi in questa logica». Come ha detto Vignali, «nella riforma fiscale del governo sarebbe bene fosse previsto il quoziente familiare». Se poi lo vogliono chiamare «quoziente Parma», qui nessuno si offende.

 
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