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STUPRANO IN BRANCO UNA DISABILE. LA PENA? UN MAZZO DI ROSE
Fa discutere il caso, risalente al 2002, che vide protagonisti un gruppo di ragazzini allora quattordicenni
Un mazzo di rose. E’ questo quanto bastato a un gruppo di baby stupratori, per cancellare per sempre l’accusa di aver abusato più volte di una ragazzina disabile. Una terribile vicenda, questa iniziata nel 2002. A Civitanova la polizia aprì un’indagine su un branco di quattordicenni che, assieme a un trentenne, in un casolare abbandonato avrebbero violentato più volte una studentessa afflitta da un ritardo mentale. Gli inquirenti raccolsero una serie di prove e fecero partire due procedimenti: uno davanti alla procura di Macerata, per il trentenne, e l’altro alla procura per i minori di Ancona, per i tre quattordicenni che vennero identificati. Dopo sei anni, il primo sta affrontando ancora l’udienza preliminare; per i minorenni, invece, le accuse sono state come cancellate. I ragazzini infatti hanno avviato un procedimento di messa alla prova: si tratta di un percorso durante il quale, seguiti dagli psicologi, devono dimostrare di aver capito la gravità di quanto fatto e di essere sinceramente pentiti. Tale procedura deve chiudersi con un atto di resipiscenza, un gesto simbolico con cui chiedere scusa alla parte offesa. Se quest’ultima lo accetta, il caso si chiude, senza sentenza, né pena. Ebbene, un anno fa i ragazzini hanno inviato alla loro vittima un mazzo di rose, e sebbene lei fosse scettica, alla fine, convinta dalle assistenti sociali, l’ha accettato. Così delle accuse pesantissime sui ragazzini non è rimasta traccia. Ora però la famiglia ha deciso di avviare una causa civile, per ottenere una sentenza vera e un risarcimento meno simbolico.
 
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