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SCUOLA: IL RE E' NUDO
di Andrea Usai

(articolo tratto da "Le ragioni dell'Occidente" - Aprile 2007)
Quando nel lontano Seicento i commercianti inglesi decisero che era giunta l’ora di salvaguardare le proprie merci in giro per il mondo, trovarono una delle idee più brillanti mai partorite da parte del mondo Occidentale: senza questa idea infatti, molto probabilmente voi non potreste leggere questo pezzo e io non avrei potuto scriverlo.
Non solo:quasi sicuramente in edicola non troveremmo nessun quotidiano, nessun giornale. Non ci sarebbero stati i giornali perché non ci sarebbero stati i giornalisti. E, ovviamente, molto probabilmente non sarebbe esistita nemmeno la loro versione più moderna e digitale: i telegiornali, i canali e programmi di informazione, i documentari.
Già, perché in quel periodo, in quella terra benedetta da Dio, che è la Gran Bretagna, nacquero le “public houses”, letteralmente “case pubbliche”, che noi oggi chiamiamo “pubs”.
Questi luoghi avevano l’intento di raccogliere i commercianti inglesi che volevano saperne di più sulle loro merci in giro per il mondo e, soprattutto, sul mondo in generale, laddove i loro prodotti venivano venduti e comperati. Fu così che nacquero i giornali, le pubblicazioni “giornalistiche” che tutti conosciamo.
Bene: evidentemente Ernesto Galli della Loggia, quell’ossimoro vivente, quel genio-stupido, non la pensa così.
Qualche settimana fa, ha infatti dichiarato sul “Corriere della Sera” che i crimini sono nati dopo i giornali, dopo i mezzi di comunicazione. Vale a dire, insomma, che prima della nascita di giornali, riviste, bollettini di informazione, televisione e Internet, il mondo non conosceva peccato.
Nessuno veniva ucciso. Nessun maniaco-sessuale violentava donne sole la sera. Nessun pedofilo adescava bambini con le caramelle. Nessun marito picchiava la moglie. Nessun ragazzino picchiava e maltrattava i compagni di classe o di scuola più deboli. Nossignori. Nulla di tutto questo esisteva.
Insomma il mitico Ernesto Galli della Loggia ci ha preso in pieno. Un po’ come quando ha detto e scritto che l’8 settembre 1943 deve essere ricordata come la data della “morte della Patria”. Non ho parole.
Il mitico Ernesto ha infatti riportato il dialogo, (fittizio) ripreso da un video-cellulare e presente su YouTube, dove un ragazzo chiedeva alla professoressa se si fosse mai messa un dito nel culo e dove chiedeva sempre alla stessa se non si guadagnasse di più a fare la puttana. Uno di quei tanti video che, ultimamente, sono stati oggetti di scandalo, o perché testimoni di un degrado morale allucinante all’interno delle scuole, o perché testimoni di atti di bullismo nei confronti di ragazzi deboli, timidi, sensibili. E’ Galli della Loggia ad affermare che siamo arrivati ad un punto tale di crollo di valori e di moralità educativa da spaventarsi. E poi a dire che la scuola è diventata uno scandalo da un po’ di tempo a questa parte perché permette simili tipologie di cose.
Morale: bisogna impedire la diffusione di questi video. Come ha detto il ministro Fioroni (che Dio non lo abbia mai in gloria) e il Governo britannico. Benissimo, potrei essere anche d’accordo. Anzi, no. Non sono per nulla d’accordo. Perché? Be’ perché dire e credere che impedendo la realizzazione o la visualizzazione di video di atti di bullismo o di atti riprovevoli, si fermi il fenomeno, è una puttanata assurda. Sarebbe un po’ come dire che senza giornali, televisione o internet, nessuno muore più ammazzato, nessuno stupra più nessuna, ma tutti vivono felici e contenti. Ma ci rendiamo conto? Non era così nemmeno nel paese dei balocchi.
In poche parole, quindi per Galli della Loggia e tutti i ben-pensanti moralizzatori come lui, il mondo della scuola è diventato privo di valori, moralmente degradato e diseducativo, grazie alla diffusione di video su internet. Roba dell’altro mondo. Forse tutti questi professoroni non hanno nemmeno la minima idea di cosa sia la scuola. Forse, a me verrebbe da pensare, non ci sono nemmeno mai andati. Dovremmo forse dire che il bullismo è una novità dei nostri giorni? Dovremmo forse sostenere che la maleducazione dei ragazzi è stata inventata l’anno scorso?
Non dovremmo invece ammettere che i video tanto incriminati, tanto bestemmiati, in realtà, documentano tutto quello che è sempre avvenuto e che nessuno ha avuto mai il coraggio di raccontare? Anche perché è risaputo: chi subisce violenze, perché più debole, più timido, più sensibile o semplicemente perché più bravo, non ama raccontarle. Né agli insegnanti, né agli amici, né ai genitori, specialmente se severi. Le percosse o umiliazioni che questi bambini subiscono dai compagni per “colpa” della loro stessa diversità caratteriale è vissuta dagli stessi come punizione perché si credono sbagliati. Si sentono in colpa per davvero. E non lo diranno mai. Quei pochi che lo dicono invece non saranno creduti o gli sarà detto: sono solo scherzi, non ti preoccupare. Subisci, subisci, ma non ribellarti mai. Perché altrimenti ne va del buon nome della scuola, degli insegnanti incapaci di dare l’educazione. Forse perché a questi insegnanti in realtà, dei ragazzi non gliene frega proprio nulla. A loro importa solo lo stipendio a fine mese. E basta.
Basta vedere quale sia la classica reazione dei presidi o dei professori intervistati, dopo che qualche atto di bullismo ha fatto parlare di sé: “non era mai accaduto nulla di simile in questa scuola. E’ un caso isolato. Non ci eravamo mai accorti di nulla”. Tutti preoccupati al politically-correct. Tutti preoccupati al buon-nome. Nessuno si preoccupa di chi, in questi ambienti, ci soffre. E tutti condannano se chi soffre, presto o tardi, tenta di reagire, di riscattarsi e dare una lezione a tutti.
Per questo la scuola non è mai stata educativa. Non solo non lo è ora. Per questo a scuola ci sono stati sempre ragazzi forti che picchiano e umiliano ragazzi deboli. O ragazzi che rispondono male agli insegnanti. O insegnanti che maltrattano gli alunni. Non stupiamoci per favore.
Diciamo piuttosto che bandendo e censurando i video che mostrano finalmente quello che è sempre accaduto vogliamo censurare la verità, vogliamo mettere un bel bavaglio a quel bambino che, sulle spalle del padre, mentre passa il Re che sfila indossando abiti – invisibili – agli stolti grida, sputtanando il resto della gente:”Babbo, ma il Re è nudo! E’ nudo!”
 
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COMMENTI
03-11-2007 - Marina Savioli
Sono assolutamente d'accordo con questo articolo. Andrea Usai ha completamente ragione. Lo leggo spesso su Le ragioni dell'Occidente e trovo che ponga sempre delle riflessioni molto argute. Mi complimento con voi per aver messo in evidenza un fenomeno riprovevole quale è il bullismo.
 
 
 
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