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BENEDETTO XVI IN CROAZIA: UN VIAGGIO DI FEDE, AMORE E SPERANZA
di Angela Ambrogetti
(articolo tratto da "Tempi" - Giugno 2011)

Il papa nel suo viaggio in Croazia, appena conclusosi, ha lanciato un messaggio fortissimo a tutta l'Europa, affinché ritrovi la sua unità nelle radici cristiane che la caratterizzano. E alle famiglie cattoliche, accorse ad applaudirlo, ha lanciato un appello: «Siate coraggiose!»

Quando Benedetto XVI prende la parola in piazza Josip Jelacicc scoppia il grandissimo applauso dei più di 50 mila giovani che lo ascoltano. Sono il futuro dell’Europa, quelli cui il papa affida la preghiera davanti all’Eucarestia. Applaudono le parole del papa prima in italiano, poi in croato. Gli applausi scoppiano anche in Cattedrale, quando papa Ratzinger parla del beato vescovo e martire Alojzije Stepinac: in Croazia si attende la canonizzazione, dice il cardinale di Zagabria Josip Bozanic´. E applaudono anche le famiglie cattoliche riunite per la prima volta quando il papa dice: «Siate coraggiose!».
Due giorni di un viaggio intenso e di successo nonostante la scarsa attenzione della vigilia. Qualcuno polemizza sul No del papa alla convivenza come “preparatoria” o “sostitutiva” del matrimonio (e che altro poteva dire del resto?), ma per il resto poco o niente. Eppure la visita è stata interessantissima. Perché la Croazia, tra le altre cose, è il paese europeo nel quale si incrociano due culture. Quella latina, italiana e veneziana, e quella slava, croata. Una convivenza non sempre facile, soffocata spesso dalla violenza o dalla dittatura, ma che oggi finalmente trova la sua unità nella più grande casa comune europea. Ecco perché, in un primissimo momento, all’interno del viaggio si era pensato anche a un incontro tra il papa e un qualche rappresentante del Patriarcato di Mosca. Ma anche se per il momento si è rimandato (magari si lavora anche a un incontro in Germania a settembre), i due giorni nel cuore dell’Europa sono stati fondamentali proprio per la politica europea della Santa Sede.
L’Europa, quella occidentale che sembra voler dimenticare le sue radici cristiane, l’Europa che sembra animata sola da interessi mercantili, che concorda solo azioni militari e non pensa alle conseguenti emergenze umanitarie. Questa Europa che ha bisogno di riscoprire la propria coscienza, ha bisogno dell’Oriente per ritrovare se stessa, così come l'Oriente europeo necessita del cristianesimo per ritrovare le sue radici. Un modo per vincere la «cultura razionalistica, che non tiene sufficientemente conto della storia e della ricchezza della storia», una vera «missione di questo popolo, che entra adesso: di rinnovare nell’unità la diversità».Benedetto XVI in Croazia porta a esempio tre persone. Uno scienziato gesuita, padre Ruder Josip Boskovic che «impersona molto bene il felice connubio tra la fede e la scienza, che si stimolano a vicenda per una ricerca al tempo stesso aperta, diversificata e capace di sintesi». Uomo di grande e cosmopolita cultura al di sopra di ogni nazionalismo, padre Boscovich, come si scrive in italiano, coltivò una grande passione per l’unità. «Rendiamo omaggio al cultore della verità, - dice il papa applauditissimo - che sa bene quanto essa lo superi, ma che sa anche, alla luce della verità, impegnare fino in fondo le risorse della ragione che Dio stesso gli ha dato».
Ai giovani Benedetto XVI ricorda il loro coetaneo laico, beato della carità, Ivan Mertz: liturgia, carità e bontà che “stupiscono e commuovono” nella sua vita. E poi il vescovo martire del totalitarismo ateo. Il simbolo di tutto il clero croato che ha subito decenni di persecuzioni che «è stato oggetto di vessazioni e soprusi sistematici che miravano a distruggere la Chiesa cattolica». Stepinac, diventato difensore dei deboli, «avvocato di Dio su questa terra». In sei discorsi Benedetto traccia una linea precisa da seguire per la Croazia e per l’Europa. E anche se l’ultimo, quello del congedo, non riesce a leggerlo per la pioggia battente, il saluto è intensamente sottolineato da un arcobaleno nel tramonto appena prima del decollo dell’aereo papale. Dall’oblò si vede il papa che legge la preghiera della sera. Un affidamento a Maria, ai piedi della quale nella immagine della Madonna della Porta di Pietra, protettrice di Zagabria, ha deposto un rosario d’oro.
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